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L'aratro |
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L’uomo, per lavorare il terreno, ha utilizzato
animali addomesticati e strumenti appositamente costruiti: primo fra tutti
l’aratro, che inizialmente aveva una forma primitiva che consisteva in un
grosso e lungo tronco d’albero biforcato con un ramo ad uncino rivolto verso
il tiro, in modo da perforare il terreno e smuoverlo con la trazione. Nella
preistoria il ramo ad uncino era rinforzato da una lastra di rame poi cambiata
con una punta di ferro.
In
seguito la forma rozza dell’aratro fu migliorata.
I romani usavano aratri con vomere in ferro (chiamato pala) trainato da buoi.
Nel
Medioevo venne costruito l'aratro a ruote, dotato di una punta affilata
chiamata coltro, in ferro o acciaio, che consentiva di raggiungere discrete
profondità nel terreno ed eseguiva il taglio preliminare delle zolle.
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Nel secolo scorso in seguito a studi di meccanica, l’aratro venne perfezionato; fu costruito con una forma capace di imitare il lavoro di una vanga grazie ad un solo orecchio rovesciatore, un vomere, ossia una pesante lama di ferro leggermente ricurva che penetrava nel terreno in profondità e lo rovesciava. |
| Dopo
il 1860 apparve l'aratro a due ruote, con posto a sedere per il guidatore. Nel
1890 in alcune grandi aziende agricole statunitensi furono utilizzati i primi
trattori a vapore che, nel corso di una decina d'anni, cominciarono gradatamente
a sostituire i cavalli.
In Italia solo negli anni venti cominciarono ad essere costruiti piccoli trattori che, sostituendo i buoi o i cavalli, trainavano gli aratri. |
Oggi i
moderni trattori sono dotati |
Ancora oggi esistono aratri di legno, ma è difficile
si trovano ancora in uso.
Per fabbricarli era usato il legno di quercio perché
era il più duro, talvolta si utilizzava anche il legno di olivo, o di albicocco,
o di ciliegio.
Nel Valdarno il vomere era chiamato “bombare”
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