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Oh cielo! Sono alto solo dieci centimetri!!! 

Un giorno non particolarmente  speciale, anzi noioso, ero sdraiato sul letto di camera mia e guardavo la tv, mentre gustavo una ciotola di pop corn che mia madre aveva appena cucinato. Quel giorno era particolarmente noioso, e così il sonno si impadronì di me… iniziai a sognare, ma quello che feci non fu un sogno qualsiasi, fu molto, molto speciale. 

All’ inizio non  capii bene quel che mi stava succedendo, ma poco dopo, purtroppo mi resi conto che ero alto solo dieci centimetri circa: ero come un tubetto di colla! La paura si avventò su di me e subito iniziai a gridare:
” Ma cosa è successo? “Dove mi trovo?”. Per le tante grida  finii per perdere la voce.
 Mi resi poi conto che non ero più in casa mia! Sì, proprio così: ero a scuola. Ad un tratto sentii un rumore nel corridoio accanto alla mia aula: erano le bidelle, che dopo la fine delle lezioni passavano a ripulire. Io, non sapevo cosa fare , ero in preda al panico, l’unica cosa che potevo fare era farmi sentire. Così, iniziai a gridare, ma per il mal di gola e per la mia statura , le bidelle nemmeno si voltarono, anzi, andarono a dritto nella direzione del bagno. Lì per lì credetti che non ci sarebbe stato più niente da fare, ma poi pensai che, se con la voce non riuscivo a farmi sentire, l’unica cosa possibile sarebbe stata saltare e tirare i vestiti di Lucia, la nostra bionda bidella, in modo che si accorgesse della mia presenza. Allora, preso dalla paura e dalla furia le corsi dietro.

Quando arrivai,  aveva già tirato fuori lo spazzolone da quella specie di carrello contenete acqua, e aveva iniziato a pulire. Entrai nel bagno, mi aggrappai ai suoi vestiti e mi arrampicai fino ad arrivare alla sua spalla.

Ecco, a questo punto però non volevo arrivare: d’un tratto lei si chinò e io cascai nel buco del gabinetto. Iniziai ad urlare, il cuore mi era arrivato a battermi a mille. Per fortuna  cascai nell’acqua e l’atterraggio fu attutito, ma appena lì dentro la bidella tirò lo sciacquone ed io finii nelle tubature. Ero più terrorizzato di quando ero caduto!
Attraversando le tubature mi tappai il naso perché non si poteva respirare quel puzzo infernale degli escrementi dei bambini: chiusi gli occhi perché, a guardare quella “roba”, che scendeva insieme a me, mi veniva il voltastomaco. Pensai che da un momento all’altro sarei morto o mi sarei ammalato di una malattia gravissima. Mentre scendevo in quelle orripilanti tubature pensai anche che mia madre aveva proprio ragione a dire che un mio giocattolo di nome  “Puzzones”, che emanava un puzzo terribile e insopportabile, non andava tenuto in casa, nemmeno nel bidone  “Salva puzzo”.

Poco dopo sentii un diverso rumore, l’acqua era più tranquilla e non scorreva più a quella velocità mostruosa di prima. Aprii gli occhi e capii che, per fortuna, non ero morto, ma ero nelle fogne che sbucavano nel fiume Arno.

Anch’esse però puzzavano moltissimo e, per di più, erano buie. Sì, buie! Non vedevo un “accidente” a parte un buco piccino piccino e dei puntini rossi…Non mi resi bene conto che cosa fossero, ma iniziarono a muoversi e a venirmi incontro, terrorizzato, mi accorsi poi che erano topi di fogna e che volevano mangiarmi.

Per fortuna vidi un buco in alto: era la mia unica salvezza, dovevo passarci. Così provai, mi diedi lo slancio, afferrai con una mano fuori dal buco qualcosa di pesante, forse un sasso, e mi tirai su. 

Proprio per un pelo, mezzo pelo, un quarto di pelo, sfuggii ai terribili predatori.

Ancora impaurito scappai di corsa finché sbattei contro la ruota di una macchina e di colpo mi fermai. Solo allora mi resi conto che mi trovavo al campo sportivo. Ebbene sì, proprio al campo sportivo di Rignano! Ringraziai il cielo che non fossi morto; esasperato, senza nemmeno un minimo di forza, mi fermai vicino ad un muricciolo, finchè, dopo tanta sfortuna, mi capitò un “gioiello”

Quel pomeriggio doveva venire a casa mia, Andrea, sì proprio il mio compagno di classe: non potevo crederci, la sua macchina passò di lì. Feci uno sforzo, mi slanciai e mi aggrappai alla targa. Chiusi gli occhi, li riaprii… poi li richiusi… la macchina si fermò: ero davanti a casa mia. Mia mamma era tornata in quell’istante e, per fortuna la porta era aperta.

Entrai e, di corsa, andai in camera mia… non potevo credere ai miei occhi: mi vidi, io, statura normale, ero appisolato sopra il letto con la tv accesa. Rimasi a guardarmi e in quel momento entrò Andrea, il mio amico… mi tirò un calcio, ma di quelli forti, tanto che mi fece fare un volo; feci un urlo e… mi svegliai.

Tutti accorsero per vedere quello che era successo. Io, confuso, dissi che avevo avuto un incubo. Di certo Andrea non lo aveva fatto apposta, ma da piccini, alti solo dieci centimetri circa, sono incredibili le cose che riesci a fare ed a provare…

Sacha Tellini, classe 1°C

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