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Oh cielo! Sono alto solo dieci centimetri!!!
Un giorno, tornai da una
partita di calcio, ero felicissimo, perchè avevamo vinto, ma ero anche
stanchissimo.
A casa, presi un toast al formaggio, un bicchiere
di latte e accesi la tv. Volevo salire in camera mia a dormire, ma le mie
gambe non me lo permettevano, sembrava si lamentassero dalla stanchezza e
così.... Ehi! Ma chi ha spento la luce? Ops! Mi ero addormentato.
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Mi
svegliai di colpo e sentii che qualcuno mi chiamava: -Ehi! svegliati
ti conviene venire con me o ti farai “spiaccicare” da quei giganti!-
Non riuscivo a capire, ma quali giganti? Be’ all' inizio credevo che
quell' “omino” fosse un po’ ubriaco. Ma cosa ci faceva in casa mia? |
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D' un tratto mi accorsi che
tutto sembrava più grande, anzi stragrande, oh no! Mi sbagliavo non
era tutto più grande, ero io
che ero strapiccolo.
Ero alto circa dieci centimetri circa! Era gravissimo, dovevo fare
qualcosa, poi mi voltai verso quell' omino che… era alto come me.
Lo guardai attentamente, con la pelle viola e gli abiti bianchi,
sembrava un tifoso fiorentino. Gli chiesi se sapeva come potevo
tornare normale, disse che anche a lui era successa la stessa cosa, di
ritrovarsi d' improvviso minuscolo e l' unica speranza era quella di
trovare un diamante di qualsiasi tipo entro due ore.
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Be’, non era una cosa da
poco, ma dovevo farcela, se non volevo restare per tutta la mia vita
un "tappo". Poi mi venne in mente che mia madre aveva un anello con un
diamante, ma mi rassegnai, perchè mia madre era ormai a lavorare nel
suo ufficio.
Tuttavia era l' unica possibile speranza; per prima cosa dovevo
scendere le scale e attraversare il giardino pieno di gatti, poi
saltare in sella al mio cane e partire per raggiungere l' ufficio di
mia madre.
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Scesi
le scale, per un umano normale, poteva essere un' impresa
banale, ma non lo era per me. Rischiai di rompermi la schiena, ma ce
la feci, certo che essendo più piccolo ero anche più leggero e potevo
fare salti molto alti. Comunque alla fine arrivai in giardino, cercai
di fare silenzio, ma i gatti mi scovarono e mi circondarono. Ma dov'
era finito quell' omino? |
Oh ecco, era dietro di me: mi
disse che si chiamava Marco e non "omino"!! Ero sicuro di morire, ma mi
ricordai di chiamare il mio
cane Tobia, fischiai e, d'improvviso, eccolo lì sempre pronto ad aiutarmi.
I gatti scapparono e Tobia accompagnò al galoppo
me e Marco nell' ufficio di mia madre.
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Ora la missione era di non
farci vedere dai colleghi di mia madre, sennò, scambiandoci per topi,
ci avrebbero uccisi avvelenandoci con quelle strane trappole.
Mancavano solo dieci minuti allo scadere delle due ore, la nostra era
una corsa contro il tempo, dovevamo persino correre a zig-zag per non
farci pestare.
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Alla fine trovai mia madre
con il suo anello; ci avvicinammo e d' improvviso... mi ritrovai sul
divano con la tv accesa, il panino in mano e... qualcuno bussava alla
porta.
Era Marco, il mio migliore
amico, gli aprii la porta e mi chiese.-Vieni a giocare a calcetto?-
-Certo omino!- Risposi
-Cosa !?- Disse Marco.
-No, no niente…-
Younes Elhasnaoui, classe1°C
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