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Oh cielo! Sono alta solo dieci centimetri!!!

Era uno dei soliti pomeriggi d’inverno, stavo come sempre guardando la tv, quando mi addormentai per la stanchezza.

Appena riaprii gli occhi vidi un gigantesco schermo in cui c’era HAMTARO che parlava con i suoi amici. Per un secondo mi sentii smarrita, ma poi mi tranquillizzai, pensando che fosse tutta causa dei miei occhi, che essendo stati troppo al buio, proiettavano gli oggetti  più grandi della realtà.

 

Decisi di andare in bagno; dovevo affrontare una prova, scendere dal divano, che, oh cielo… in quelle condizioni mi sembrava il Gran Canion. Mi aggrappai alla coda della mia gatta, che per la verità non sembrava tanto contenta, e come un’alpinista… scalai il divano.

Dopo mi avviai verso il bagno per sciacquarmi il viso e, con grande stupore, vidi il mobile sotto al lavandino, che normalmente  avrei potuto guardare solo se avessi chinato gli occhi.

 

Mi fermai a riflettere e, solo dopo un po’, afferrai il concetto: ero diventata piccolissima! Ero alta dieci centimetri!!

Non era possibile, come potevo essere rimpicciolita?

Non trovai risposta a questa domanda; quello che mi preoccupava di più era che non sapevo come avrebbero reagito i miei genitori, quando, tornati a casa, non mi avrebbero trovato in quella condizione. Oh povera me!

Stavo quasi per svenire quando la mia pancia emise un gorgoglio: proprio così, avevo fame!

Mi avviai verso la cucina, il tragitto mi sembrò molto più lungo del solito.

Con fatica mi arrampicai sul mobile e riuscii a prendere una fetta di pane da tramezzini.

 

Ero felice di esserci riuscita! Ma, purtroppo, quella sensazione durò poco,  lasciando il posto ad una fifa tremenda.

Stavo scendendo dal mobile, quando la fetta di pane mi scivolò, travolgendomi, e portandomi via sopra  di sé. Come su uno slittino sulla neve, cominciai a precipitare all’impazzata.

Quando atterrai sul pavimento, mi era passata la voglia di mangiare, era un miracolo che fossi ancora viva!

Con fatica, di nuovo, mi arrampicai  sul tavolo, dove la mia gatta, diffidente, mi annusò, e dopo incominciò a ronfare: mi aveva riconosciuta!
Io l’accarezzai e lei per ricambiare mi diede una leccata che mi “ammollò” tutta, rischiai persino di cadere! Mi scrollai di dosso la saliva, dato che non potevo cambiarmi i vestiti, perché mi sarebbero stati extralarge.

Riuscii poi, aggrappandomi al pelo della gatta e ad arrampicarmi sulla sua groppa, incitandola a correre, proprio come un fantino fa con il proprio cavallo.

Lei mi disse: “Io ti porto pure sulla mia groppa, però tu mi devi promettere due cose: primo, che se ti fai male io non dovrò pagare i danni e quindi non avrò nessuna responsabilità. Secondo, che mi pagherai, dandomi una doppia porzione di croccantini.” Io, un po’ sbalordita di sentire la sua voce, annuii, e così incominciammo a correre ed uscimmo dalla gattaiola del salotto.

Mi venne un’idea: dovevo difendere il nostro giardino dal gatto nero che turbava la nostra quiete e che aveva graffiato la mia seconda gatta. Eccolo là, acquattato come sempre, mi feci portare a trotto verso di lui e, proprio mentre stavo per intimargli di non mettere più piede nella nostra proprietà, mi sentii scrollare.

Aprii gli occhi e mi trovai davanti i miei genitori.

Mi prese un colpo ed arretrai spaventata; credevo  di essere ancora alta dieci centimetri, invece ero tornata normale. Erano le 6.00, i miei genitori erano tornati e mi avevano svegliato.

Era stato tutto un sogno!!!

Selene Aglietti,classe 1°C

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