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Incontro con un reduce dai campi di sterminio della 2° guerra mondiale

In memoria dell’Olocausto

Scrivendo queste parole affrontiamo con timore fatti storici passati, con la speranza che non possano più ripetersi nel presente e nel futuro.

Momenti di atrocità, di odio, di violenza, di discriminazione, basata sulla superiorità di una “razza”, quella ariana, nei confronti di uomini che per la loro opposizione politica o per l’appartenenza  all’etnia ebrea, furono costretti ad affrontare una realtà paurosa, una realtà alla quale ponevano domande, alle quali non trovavano risposte e si abbandonavano alla forza di coloro che non vedevano la luce, che avevano un cuore freddo, un cuore privo di emozioni e vuoto di amore e solidarietà, ma una mente crudele contrastata dall’ideologia di un regime costruito sul male. Ogni ebreo, ogni uomo deportato in campi di sterminio, i lager, si trovava perso ,smarrito in un mondo del quale era servo, come delle foglie che senza volontà vengono trasportate in un infinito, vagando e non trovando la forza di reagire a qualcosa di più grande di loro; il concetto di grandezza è soltanto materiale, costruito, dettato secondo un ideale, un pensiero, ma nel mondo non esistono grandi e piccoli, tutti siamo soltanto uomini, uomini diversi ma uguali.

E quella forza vive dentro di noi, spalanchiamola al mondo e diciamo che anche noi abbiamo dei valori a cui credere per ritrovare e raggiungere ogni sentiero, così ogni foglia, riuscirà a tornare indietro, dietro la spinta del vento, che spira di energia, e voglia di ricominciare un nuovo inizio.

Angiolino Terinazzi, è un uomo come tanti altri, ma che a differenza di tutti noi è riuscito ad affrontare le avversità della vita, credendo in un futuro migliore rispetto alla realtà, quella realtà che ha vissuto, della quale ne è rimasto intrappolato, ma dalla quale è riuscito a fuggire.

Angiolino ha descritto con lo spirito del testimone l’atrocità di un sistema costruito allo scopo di degradare l’uomo, costringendolo a vivere in una condizione subumana infrangendo ogni legame affettivo, ogni memoria, ogni speranza.

Ci mostra come l’uomo ridotto a “cosa” perda ogni dignità, ogni coscienza di se: la perdita di umanità, di vittime e carnefici, di coloro che vengono totalmente piegati attraverso l’oppressione alla logica del lager e di coloro che la sfruttano per ottenere privilegi e potere.

Angiolino ha raccontato come in un tale abisso di sopraffazione si possa mantenere una scintilla di umanità, la consapevolezza del proprio essere uomo attraverso il contatto con pochi altri ancora, capaci di sentirsi solidali, compatire, sognare.

Durante l’incontro con Angiolino, quest’ultimo raccontava la storia della sua vita.

Narrava quello che era stato e quello che aveva compiuto come se momentaneamente entrasse a parte  del suo passato, sembrava che quasi rivivesse la storia, con gli stessi occhi, ora colmi di gioia, ieri ricchi di odio, rabbia, ma anche di terrore e di paura.

Forse sentiva ancora dentro di se quelle grida e quelle voci che imploravano aiuto, e vedeva nel suo ricordo l’immagine di se stesso uomo sopraffatto, con nell’animo l’abbandono di ogni obbiettivo, di ogni aspirazione, uomo che avrebbe preferito fermarsi invece di continuare a camminare, che avrebbe preferito la morte, cessazione di tutto, invece che la vita, uomo che alla fine si è rivelato coraggioso e che ha saputo far valere i suoi valori.

Angiolino è una persona che ha affrontato la vita con coraggio e forza, e dentro di sé trova quell’energia che lo spinge ad andare avanti, voltandosi al passato ricordando ciò che ha vissuto ma girando sempre le pagine di quel libro chiamato vita, del quale non conosci le pagine successive, ed è importante, perciò vivere giorno per giorno con il sorriso.

Angiolino vive il presente con nell’anima i ricordi di una vita vissuta nel dolore, quel mondo dal quale è fuggito, intravedendo nel buio, quello spiraglio di luce, che ti illumina il cuore, che gli ha aperto gli occhi verso un nuovo futuro, un nuovo inizio . . . e qualche volta piange, quelle lacrime, che sono lo sciogliersi di quell’anima ghiacciata dal terrore a dall’odio.

Così in quell’acqua di dolore e terrore è riuscito a specchiarsi, a superare le avversità, e quella semplice goccia caduta che la muove, e il tempo riprende il suo moto incessante passando e non fermandosi mai.

Angiolino è un esempio di uomo che come il mare che infrangendosi sugli scogli trova sempre la forza di provarci ancora, lui non ha mai smesso di trovare quello che amava e quello che ama tuttora.

Eleonora Fantoni, classe 3°B

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