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Incontro con un reduce dai campi di sterminio della 2° guerra mondiale

In memoria dell’Olocausto  

Una delle scene narrate da Angiolino che mi ha colpito è sicuramente è sicuramente quando lui era rinchiuso in una prigione e da una piccola finestra vedeva degli aerei che trasportavano le bombe più volte a causa della malattia e della malinconia diceva: “Bomba cadi su di me tanto la mia vita non ha più senso, Bomba vieni qui.”

E queste parole mi sono rimaste impresse nella mente perché non riuscivo a capire quel suo desiderio di morire, che gli aveva fatto perdere anche la voglia di vivere, di amare, lui non pensava più a niente né ai suoi genitori né ai sui amici né alle persone che gli volevano bene.

E quella bomba che tanto voleva non mancò molto ad arrivare, perché poco tempo dopo cascò dalla parte opposta di dove era lui. E proprio lì riuscì a ritrovare quella gioia di vivere e a superare la malattia e a ricominciare a lottare a credere che un giorno sarebbe  tornato a casa.

Però sicuramente la cosa che mi ha particolarmente colpito è stata la sua fuga con altri dodici amici. Insieme progettarono di scappare di notte salire in un camion e poi andare via e lasciare questo orrore alle spalle, ma la loro perfetta fuga venne interrotta da delle guardie che li scoprirono e li riportarono indietro; siccome vennero catturati l’ultimo dell’anno  il generale tedesco decise di fargli un regalo invece di fucilarli tutti né avrebbe fucilati solo tre; Giorgio Grassi, Luciano Lavacchini e Pier Luigi Banchi che furono sorteggiati.

Quest’ultimo poco prima di morire consegnò al suo amico Renzo una lettera da consegnare alla madre dove c’era scritto che era scappato perché voleva bene ai genitori e voleva passare il Santo Natale con loro.

Così il 6 gennaio 1944 un soldato tedesco entrò nel carcere di Frosinone dove erano rinchiusi i tre diciottenni toscani e con modo brusco gli lesse la sentenza, e poi lì portò fuori mentre i tre giovano gridavano: “Ricordatevi di noi, Viva la libertà!”

Così i tre li fecero salire in un camion che li portò nello spazio davanti al “Curvone”, dove vennero fatti scendere con una benda agli occhi gridando: “ Viva l’Italia!! Morte al fascismo.” E mentre i ragazzi cadevano l’orologio della cattedrale di Frosinone batteva mezzogiorno.

Io credo che la vita di Angiolino rimarrà sempre impressa in noi, e che queste testimonianze non bisogna mai dimenticarle, ma portarle sempre con noi, perché un giorno quando loro non ci saranno più saremo noi  a portare avanti i loro ricordi.

Perché un ricordo…è per sempre, proprio come Angiolino e tutti gli altri , che non bisogna dimenticare perché in fondo questa è una storia da non dimenticare".

Eleonora Brunetti, classe 3°B

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