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A Rignano c’è un Forno dove non si cuoce il pane…

Mauro è il fornaio e cuoce tutto a novecentoventi gradi…

Forse non tutti sanno di questo forno strano… dove sanno fare tante cose… anche i panini, se vuoi, le schiacciatine… ma di terracotta!

In primavera compie dieci anni, questo Forno e ci sarà una grande festa, a Rignano e tutti saranno invitati…

Ma andiamo per ordine.

Diversi anni fa, un gruppo di genitori di Rignano alle prese da tempo con un problema chiamato “handicap”, decise di applicare il detto “L’unione fa la forza” e di iniziare a ritrovarsi a volte, la sera, attorno a un tavolo.

In fondo in fondo, un problema diventa più grande quando ci si sente soli ad affrontarlo; si vede tutto nero e andare avanti pesa.

Avere un figlio che non vede, non parla o non cammina non è cosa da poco; e anche per il figlio, poi, diventa dura la faccenda… se tutti, in famiglia, devono cambiare vita per lui…

Pensa che ti ripenso, questi genitori erano arrivati alla conclusione che il loro era un problema che andava affrontato in compagnia…

E chi meglio di altri genitori nella loro stessa condizione poteva capire…?

Così si trovarono un posto, un giorno della settimana adatto a tutti e cominciarono a scambiarsi idee e confrontare esperienze; decisero di fare cose insieme, insieme ai loro figli: di modellare piccoli oggetti di ceramica, ricamare cuscini… 

C’era bisogno di un forno, di telai… e non fu facile procurarseli…

Nel frattempo a questi genitori si erano unite anche altre persone, amici, attratti da questo modo di stare insieme, contenti di sentirsi sopravvivere se qualche sera, invece di starsene in poltrona alla TV, si ritrovavano a modellare vasi…

I ragazzi poi, in questo modo, uscivano di casa e vedevano riempirsi di esperienze nuove i loro lunghi pomeriggi vuoti…

Oggi, a Rignano, se dici forno, la gente è più facile che pensi a questo posto, piuttosto che al negozio del pane…

Già questo non è poco… ma non si sono fermati qui, quei genitori. 

Per far durare quello che facevano hanno fondato un’Associazione: A.Se.Ba. si chiama, Associazione Senza Barriere… e il nome è già tutto un programma…

E’ un nome bello, se ci si pensa, un segno di apertura… e, per chi conosce questi genitori, non è solo un modo di dire ma una direzione, un verso, un tentativo…
Sono tanti i problemi che hanno affrontato, che affrontano ogni giorno, accompagnando i loro figli nella vita. Insieme sono andati avanti. Sono tante le persone che li hanno aiutati, a tanti hanno dato una mano. Sono tante le paure che hanno superato perchè sono diventati forti.
C'è una paura che li spaventa ancora, pero, difficile da vincere, un pensiero che i genitori di solito non hanno: il pensiero che, quando saranno vecchi e stanchi, i loro figli avranno ancora bisogno di loro, che quando non ci saranno più...

Erano andati avanti, ancora.  Avevano pensato di affrontare il problema in questo modo:

costituendo piccoli gruppi-appartamento nella zona, dove i ragazzi potessero provare a stare un po’ senza di loro, per qualche giorno, sperimentando percorsi di autonomia con l’aiuto di operatori e volontari, senza fretta, per non arrivare, un giorno, a doverli sistemare in qualche istituto lontano.

Per questo avevano ottenuto dal Comune di Figline un appartamento, da arredare e utilizzare, a turno, per i loro figli.

“E ora?” - si sono domandati. 

Quando si pianta un albero, bisogna lavorarci intorno, farsi carico di alcune cose: togliere i sassi, strappare le erbacce, annaffiarlo…

E’ così che i genitori dell’A.Se.Ba  hanno pensato bene di prendersi cura del contesto, del territorio, del posto dove è nato quel primo appartamento, dei luoghi dove ne nasceranno altri: Figline, Rignano, Incisa, Reggello, Matassino…

Ma da che parte cominciare?

“Perché non cominciare dalle scuole?” - ci siamo detti con Nanda, presidente dell’Associazione, già insegnante elementare a Rignano, ora in pensione.

Ed eccomi a parlare con i custodi (il primo contatto con una scuola è sempre con un custode), coi presidi, coi professori… a confrontarsi su un’idea, un progetto…

E’ da quel confronto, iniziato nel maggio di due anni fa, con il preside Olmi, la professoressa Magherini, la professoressa Lucchesi, che è nato il progetto grazie al quale ora mi trovo a scrivere, a raccontare di un’esperienza molto bella, non facile da descrivere a parole.

“Percorsi di Educazione alla Diversità”, questa la denominazione del progetto al quale hanno aderito alcune classi (8 lo scorso anno, 15 quest’anno) delle Scuole Medie di Rignano, Figline e Matassino (oltre ad alcune classi dell’Istituto Vasari di Figline).

Un intervento di sensibilizzazione (si dice così…) in tema di diversità/disabilità; in pratica il tentativo di offrire ai ragazzi delle scuole del Valdarno fiorentino un’opportunità, l’occasione di riflettere su temi che li riguardano direttamente: normalità e diversità, competitività e marginalità, identità e condizionamenti.

Una proposta pienamente condivisa dagli insegnanti che hanno aderito all’iniziativa e che ha riscontrato un notevole interesse nei ragazzi, anche in quelli che di solito, nella scuola, interessi non sembrano averne.

Si potrebbe pensare che i ragazzi, specie quelli “meno bravi”, accolgano volentieri una proposta che fa loro “saltare” ore di lezione ma non è così: basta ascoltare le loro riflessioni, leggere le loro produzioni, qui sotto riportate, pensieri densi e profondi, vivi, mai banali, spesso regalati da chi non te l’aspetteresti…
Potremmo continuare, a lungo; dire di come, in questo lavoro, a ogni angolo si trovino sorprese, di come queste giustifichino lo sforzo di confrontarsi con ragazzi vivi, pieni di energia; a volte, specie alle ultime ore, non proprio facili da con-tenere, da tenere insieme.

Potremmo dire di quando, un giorno, suonata la campanella della ricreazione, i ragazzi sono rimasti ad ascoltare, seduti nei loro banchi, per più di cinque minuti, tutti, spontaneamente…

Potremmo parlare del laboratorio di ceramica con i ragazzi dell’Aquilone, condotto a Scuola, come lo scorso anno, dal professor Scigliano e dagli operatori del Centro di Rignano: Francesca, Luca, Paola, Antonella; un momento molto bello e pieno di potenzialità, fortemente sentito e voluto, da tutti (portato a termine, a dimostrazione dell’importanza che per tutti ricopre, nonostante notevoli difficoltà organizzative); un’esperienza in cui i ragazzi del Centro incontrano gli alunni di una classe, in un percorso creativo condiviso che consente ai partecipanti, nella conoscenza, di “andare al di là dell’handicap”, di “vedere oltre” pregiudizi e paure, di incontrare davvero: non più ragazzi dis-abili ma diversamente-abili, dotati di capacità altre e nascoste, di sensibilità profonde, a volte difficili da cogliere ma non per questo meno affascinanti.

Potremmo continuare ma ci fermiamo qui, convinti che questo possa bastare per farsi un’idea di quello che facciamo insieme oggi, grazie a chi, ieri, ha scelto di condividere un disagio, una difficoltà e si è trovato fra le mani, a poco a poco, insieme alla fatica, tante cose belle.   

Riccardo Manetti, psicologo A.Se.Ba.                     

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