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In quel momento mi sono sentito fiero
e soddisfatto di me stesso.

 

In quel momento, quando ho segnato il mio primo goal, anche se su rigore, con la maglia dell’Antella, mi sono sentito fiero e soddisfatto di me stesso.
Eravamo alla finale di un torneo, per il primo e secondo posto.
Per arrivare a quel punto, avevamo dovuto faticare molto e vincere partite con squadre molto forti.
Eravamo molto fieri di noi stessi e, anche se avessimo perso la partita, saremmo usciti dallo stadio a testa alta. Comunque in quella partita avremmo dato l’anima.
La  gara fu spettacolare!
Ci furono azioni pericolose da una parte e dall’altra.
Però, alla fine della partita, il risultato era rimasto invariato: 0-0, quindi, dovevamo “andare ai rigori”.
Avevo una “paura cane” e speravo che i miei compagni segnassero, senza il bisogno che io, tirassi un calcio di rigore.
Purtroppo questo non avvenne, infatti tutti i componenti della mia squadra e di quella avversaria, avevano già tirato ed il risultato era ancora sulla parità. Non potevo evitarlo: stava a me tirare l’ultimo e il decisivo, calcio di rigore. Se avessi segnato, avremo vinto, altrimenti tutti i nostri sogni si sarebbero spenti su quel campo da calcio.
I tifosi si stavano eccitando e tutti insieme intonavano il mio nome.
Sentendo quelle urla che mi incoraggiavano, persi completamente la paura e, a dire la verità, incominciai anche a  “gasarmi”.
Andai verso la porta dove, si trovava il portiere avversario, con un passo lento ma deciso.
Così, arrivato al punto giusto, posizionai il pallone sopra il dischetto del rigore e, in segno di sfida, prima lanciai una lunga occhiata al portiere e in un secondo momento, mi alzai il colletto alla John Travolta. Persi la rincorsa e mi diressi con foga sul pallone. Partì una vera bomba che, come per magia, entrò in rete infilandosi sotto la traversa. Ero veramente felice e in un attimo mi ritrovai sommerso dai miei compagni di squadra.
La notte non riuscii nemmeno a dormire, per quanto ero contento, e ne sono più che sicuro: questa partita, non  la scorderò mai.

Giulio Bigazzi, classe 3°C

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