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Parlando di diritti, di pace…e di guerra,
in occasione della festa della Toscana.
La pace è un bene prezioso che i giovani devono
imparare a difendere.
Davvero interessante l’incontro avvenuto nella nostra
scuola il giorno 29 novembre! Tutti noi, ragazzi delle terze classi,
siamo stati invitati nell’Aula Magna, in occasione della festa della
Toscana che si celebra ogni anno il 30 novembre; erano presenti: il
nostro Preside, Gabriele Olmi, il Sindaco, Massimo Settimelli, il
Professor Tassinari, l’assessore alla cultura, Signor Martinelli e
diversi genitori.
Il Preside ha aperto l’incontro e ci ha invitato a porci una domanda:
“La pace è più difficile da mantenere che da perdere - ha detto – cosa
possiamo fare noi per la pace?” Veramente ognuno di noi può fare molto
per la pace: innanzi tutto, amarla e considerarla un bene prezioso! “
E’ necessario essere contrari ad ogni forma di violenza e inoltre
imparare ad essere curiosi, a conoscere e rispettare tutti i popoli
della terra, le loro culture, le loro religioni – ci ha detto ancora
il Preside – E’ necessario imparare a rispettare l’ambiente e le
risorse che ci offre”. |

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Mai come in questa occasione ci siamo sentiti
orgogliosi di essere toscani: fu infatti proprio il Gran Ducato di
Toscana, per volontà di Pietro Leopoldo (che si mostrò davvero un principe
illuminato) il primo Stato ad abolire la pena di morte e la tortura,
seguendo le “illuminatissime” idee di Cesare Beccaria.
Il professor Tassinari ci ha ricordato che, in ordine di tempo, il
Cile è stato l’ultimo Stato, ad abolire la pena di morte, nel giugno di
quest’anno. La pena di morte non è un valido deterrente, non serve a
fermare i criminali, infatti negli Stati dove è ancora in vigore, come nel
Texas, i crimini efferati sono molto numerosi: “Dobbiamo diventare
operatori di pace e di solidarietà. Non possiamo chiuderci nel nostro
egoismo!.- Ha detto il Professore – Ci auguriamo che gli organismi
internazionali sappiano governare la situazione e fermare il terrorismo.”
Il Professore ci ha invitato a seguire il motto di Don Milani: “I care”.
Noi giovani dobbiamo interessarci, conoscere, studiare ed informarci.
Dopo il professore è intervenuta la signora Ronit Dovrat,
israeliana, madre di un ragazzo che frequenta la I A della nostra scuola.
Ci ha fatto riflettere ponendoci delle domande: "Non è forse un atto
di terrorismo quello compiuto da un aereo israeliano che bombarda un campo
profughi palestinese? Non sono forse atti di terrorismo quelli compiuti
dalle multinazionali che sfruttano senza scrupoli il lavoro di tanta
povera gente nei Paesi sottosviluppati? Non è forse una pena di morte
quella a cui sono condannate
milioni di persone che muoiono per mancanza di cibo, di medicine e
di acqua? Eppure tanti miliardi sono spesi per gli armamenti!”
L’assessore Martinelli ci ha ricordato che oggi abbiamo perso la
capacità di comunicare: dobbiamo imparare ad "ascoltare" perché il dialogo
è l’unica e possibile soluzione per ogni divergenza. Ha poi citato una
frase di La Pira: “L’uomo di domani sarà un uomo di pace oppure non sarà”
Se le divergenze continueranno ad essere affrontate con gli scontri
armati, la catastrofe sarà tanto grande da provocare l’estinzione della
razza umana! E’ spaventoso!
Noi pensiamo che non si debba rispondere ad un atto di terrorismo
con altri atti di violenza perché come diceva il grande Gandhi “Occhio per
occhio finirà solo per rendere tutto il mondo cieco”.
Il Preside ci ha poi invitato ad intervenire. Per prima ha parlato
Silvia Bellucci (3° A): “Tutti desiderano la pace, ma gli uomini politici
– si è chiesta - la vogliono veramente? “ E’ quindi intervenuto Marco
Spolverini (3° A): “Nel mondo vengono combattute centinaia di guerre,
dunque sembra che i politici
non vogliano evitarle e non trovino altri mezzi per risolvere i problemi.
L’ONU dovrebbe avere più potere!”. Matteo Babazzi (3° A) ha detto: “ Io
credo che se fossero solo i potenti a volere le guerre, le guerre non ci
sarebbero, i politici sono infatti sostenuti da migliaia di persone!”
Lorenzo Nuti (3° C) ha ricordato
che in questi ultimi giorni, in classe abbiamo riflettuto sulla morte di
Maria Grazia Cutuli, ed ha osservato che la giornalista è morta per
garantire a noi il diritto all’informazione”. E’ infine intervenuto Andrea
Bassilichi (3° C) che ha ricordato che diritti e doveri sono come due
facce di una stessa medaglia: a ciascuno dei nostri diritti corrisponde il
nostro dovere di rispettare il diritto degli altri.
Il Preside ha
concluso, invitandoci a riflettere su una bellissima frase di Voltaire:
“Non condivido ciò che tu dici, ma sarei pronto a morire perché tu possa
continuare a dirlo” Questo pensiero dovrebbe essere condiviso da
tutti: la libertà non ha prezzo ed è giusto difenderla anche a costo della
vita.
Classe 3°C
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