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Il signor Vieri Margheri racconta

Il signor Vieri Margheri, nato il 10 maggio 1926, nonno di Lorenzo Nuti, racconta

“Vivevo a Borgo San Lorenzo; ad undici anni ero un balilla,  poi a quattordici anni diventai avanguardista, avevo una fune ed una piccozza.

I miei zii facevano parte di una banda soprannominata “I sette gatti”, perché era formata da poche persone, che però erano fascisti accaniti.

Questa banda partecipò alla marcia su Roma.

Mi ricordo che gli stradini, cioè quelli che riparavano le strade, erano obbligati a fare il saluto fascista, a ogni macchina che passava.

Se incontravamo il direttore della scuola, dovevamo salutarlo con il saluto fascista.

Tutti i sabati, io e i miei compagni di scuola, dovevamo andare nelle piazze dove parlavano il podestà e il segretario fascista,  esaltando il fascismo e alla fine dei loro discorsi il segretario diceva:

“Ehia, ehia, ehia”

E noi rispondevamo:

“Alalà”

Una volta non andai all’adunata del sabato fascista perché non mi andava: la sera  alcuni compagni mi trovarono, mi lanciarono una mantella addosso e  iniziarono a picchiarmi.

Ricordo che durante la guerra contro l ’ Etopia , a scuola cantavamo canzoni di guerra come “ Faccetta Nera”.

Durante la seconda guerra dovevo sorvegliare il monumento ai caduti della prima guerra mondiale.

Quando i partigiani uccisero un tedesco fui catturato a Luco di Mugello: i compagni ariani, per rappresaglia catturarono dieci persone italiane ed io ero tra queste.

Mentre mi portavano nel carcere di Firenze, in via Ghibellina, vidi una casa saltare in aria perché era stata minata.

Il 31 Dicembre del 1943 gli americani bombardavano Borgo San Lorenzo e morirono circa 250 persone.

Io lavoravo al consorzio agrario di Firenze e, insieme alla mia famiglia, fuggii a San Cresci sul Monte Giovi.

Purtroppo anche lì arrivarono le cannonate americane e per rifugiarci, noi e tutti gli abitanti di San Cresci, ci riparammo nelle caverne.

Fui catturato un’ altra volta a San Cresci, non mi ricordo bene perché, ma fui seguito da un tedesco con un mitra che mi diceva “actung” che significa “attento”.

In seguito mi nascosi fra i cespugli ma mi prese, per fortuna a Firenze fui liberato. "

Testimonianza raccolta da Lorenzo Nuti, classe 3°C.

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