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Incontro con Ronit Dovrat

Un’israeliana parla in favore della causa palestinese. La pace fra israeliani e arabi è possibile.

Ronit è la madre di un alunno che frequenta la classe 1° B della nostra scuola. Attualmente la signora Ronit abita con la sua famiglia a Rignano sull’Arno, ma è nata nel 1955 ad Haifa, nello Stato d’Israele.

E’ stata invitata nella nostra classe per parlarci della grave situazione che si è creata in Palestina, dove ogni giorno, da mesi, avvengono scontri violenti fra arabi palestinesi e israeliani.

Ronit ci ha raccontato che i suoi nonni erano ebrei russi, abitavano ad Odessa, sul Mar Nero e nel 1924 emigrarono in Palestina, dove suo nonno, come molti altri sionisti, decise di cambiare il suo cognome russo in un nome ebraico: scelse Dovrat, che significa “zattera”. Quella di Ronit è la prima generazione di ebrei nati nel nuovo Stato di Israele e viene chiamata “Sabres”, “Fichi d’india” che sono le piante simbolo della Palestina. I giovani israeliani erano animati da un grande entusiasmo: volevano difendere con coraggio il loro Stato.
   Nel 1973, come i suoi coetanei, Ronit prestò il servizio militare, obbligatorio per due anni: non fu inviata in prima linea per missioni di guerra, ma ebbe la possibilità di riflettere.
   Ad Haifa, che è il porto più importante dello Stato d’Israele ed è una città mista, Ronit viveva in un quartiere ebraico, molto vicino al quartiere arabo: ebbe dunque la possibilità di conoscere molti palestinesi e, tuttora, è amica e mantiene buoni rapporti con alcuni di loro. Ci ha, infatti, presentato un libro intitolato “Palestina nel cuore” scritto da Rania Hammad, che nel mese di gennaio è venuta a Rignano come sua ospite ed ha palato della "Questione palestinese" in un incontro-dibattito.
Ronit ha ricordato che gli ebrei, quando nacque lo Stato d’Israele, distrussero circa tremila villaggi espropriarono migliaia di palestinesi e li espulsero. I palestinesi, che riuscirono a resistere e rimasero, vennero discriminati e ancora oggi non hanno stessi diritti dei cittadini ebrei: ad esempio i contadini palestinesi ricevono solo un terzo della quantità d’acqua che viene assegnata agli agricoltori ebrei. Lo Stato d’Israele, ha commentato Ronit, non è democratico! Il problema più grave riguarda i numerosi insediamenti di coloni ebrei nei territori dove dovrebbe sorgere il libero ed indipendente Stato della Palestina, Cisgiordania e Gaza: con il pretesto di difenderli l’esercito israeliano fa continue incursioni e distrugge case e strutture palestinesi.

Nella "striscia della vergogna" ...si vive come in un lager.

Famiglia Cristiana. N.1
6 gennaio 2002

 

Nei campi profughi, sorti negli Stati arabi vicini e nei territori palestinesi occupati dagli Israeliani nella guerra dei sei giorni nel 1967, le condizioni di vita sono estremamente penose.
   Secondo Ronit è giusto che i palestinesi abbiano la possibilità di vivere in un loro Stato indipendente, che dovrà sorgere accanto allo Stato d’Israele.  

Sono molti gli israeliani che come lei lo ritengono giusto, purtroppo però sono comunque una minoranza! Esistono comunque numerosissime associazioni, come ad esempio Ta’ayus, in cui collaborano palestinesi e israeliani per aiutare materialmente tutti quei palestinesi che, a causa dei bombardamenti hanno perso tutto.  
Yesh Gvue è il nome di un’altra associazione: l’espressione, che significa “c’è un limite”, ma anche “c’è una frontiera", ha un valore metaforico! Vi opera un gruppo di persone che offrono un sostegno ai giovani israeliani che si rifiutano di fare il servizio militare nei territori occupati, e che per questo vengono messi in prigione: i membri dell'associazione li vanno a trovare, tengono i contatti con le loro famiglie, organizzano manifestazioni.  
Molto noto è inoltre il movimento delle “Madri in nero” costituito dalle madri dei giovani che devono fare il servizio militare.  
Il gruppo Gush Shalom, che significa “Blocco per la pace”, svolge un servizio d’informazione.
Halonot, che significa “finestre”, discute e promuove iniziative: è in programma, ad esempio, la realizzazione di un video a sostegno della causa palestinese.

La pace in Palestina è possibile, ma sarà vera pace solo se sarà giusta e sarà dunque riconosciuto ai Palestinesi il diritto di vivere in un loro Stato indipendente.

L’amicizia che lega tanti ebrei israeliani a tanti arabi palestinesi, come del resto, l’esistenza delle numerose associazioni di ebrei e palestinesi che collaborano insieme operando per la pace, permettono di sperare in una soluzione della questione.

Se tanti Israeliani sono capaci di dialogare con tanti palestinesi, è possibile sperare che, insieme, siano capaci di costringere i politici ad un serio impegno per la pace. 

Classe 3° C

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