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"Palestina
nel cuore"
Il libro bilingue (in italiano con, a fronte la
traduzione in arabo) é la commovente biografia di una giovane palestinese
che ama profondamente la sua martoriata terra.

L’autrice di “Palestina nel cuore” è una giovane
ragazza di nome Rania Hammad, nata nel 1970 a Damasco. Da bambina, per
prenderla in giro, i compagni di scuola italiani, la chiamavano
“ragnatela” o “rana”; ma in realtà il suo nome ha un significato
bellissimo, in arabo vuol dire “sguardo profondo”.
Suo padre nacque nel 1941, quando la Palestina era sotto il mandato
Britannico.
Sua nonna, una donna molto forte, era nata in Palestina e vi
era vissuta fino al 1948, quando, dopo la nascita dello Stato di Israele,
scoppiò la guerra; avrebbe preferito morire invece di scappare dalla sua
terra e dalla sua casa tanto amata, ma suo marito, il nonno di Rania, la
convinse e fuggirono. Una volta in salvo
seppero che molti villaggi erano stati distrutti e che gli
abitanti, o erano morti, o erano stati espulsi, o erano stati convinti ad
andare nei campi profughi. Per molti anni la nonna di Rania ebbe un
desiderio, che solo dopo molto tempo riuscì a realizzare: quello di
tornare in Palestina a visitare la sua casa che aveva dovuto abbandonare
in fretta. Quando, finalmente ottenne un permesso e riuscì tornare,
sul luogo raccolse quello che era rimasto della sua bella casa: solo della
terra! Ne prese un po’, e la mise in una bottiglia per conservarla come
ricordo.
Nel 1948 la famiglia del padre di Rania si trasferì in
Libano, in uno dei campi
profughi che erano formati da tende; in seguito vennero costruite baracche
con il tetto in lamiera: in estate erano calde come dei forni ed in
inverno, quando pioveva, nessuno riusciva a dormire per la pioggia che
batteva molto forte sulle lamiere.
A Damasco il padre di Rania lavorava di giorno per un
programma televisivo a sostegno della questione Palestinese e di notte
scriveva articoli per cinque giornali diversi.
Nel 1964 nacque l’OLP, l’Organizzazione per
la liberazione della Palestina; Arafat ne diventò il leader e il padre di
Rania, che era un suo collaboratore, fu nominato ambasciatore dell’OLP a
Roma, nel 1974. Per questo Rania e la sua famiglia si trasferirono nella
nostra capitale. Il compito di suo padre era quello di tenere vivo nella
mente di tutti il diritto della Palestina di esistere.
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Yasser Arafat, Presidente palestinese. |
Rania a Roma frequentò una scuola americana dove si diplomò.
Nel 1998 sua madre le disse che il suo sogno si sarebbe realizzato:
sarebbe potuta finalmente tornare in Palestina!
La Palestina è sempre stata nel cuore di
Rania, che, qualche anno fa, è riuscita finalmente ad ottenere il
passaporto Palestinese. Ma anche l’Italia rimarrà nel suo cuore:
conserverà la cittadinanza italiana, perché il nostro Paese l’ha
abbracciata nei momenti difficili.
Questa è in breve la storia di una ragazza straordinaria che
ha scritto un libro semplice e bello:
il racconto di Rania è una storia vissuta, che fa capire a tutti quanto
è stata ingiusta la sorte di tanti arabi palestinesi che sono morti o
sono stati espropriati della loro terra e, ancora, non ne hanno una loro.
Spinti dalla disperazione e dall’ingiustizia, molti giovani Palestinesi
decidono di compiere attentati suicidi, che purtroppo creano una
terrificante spirale di violenza.
L’attentato dell’undici settembre ci ha fatto capire che
le guerre non coinvolgono solo alcuni Stati: nel villaggio globale in cui
oggi viviamo ogni conflitto coinvolge, anche se indirettamente, tutti i
popoli del mondo.
Oggi,
tutti i popoli possono subire le conseguenze di un
conflitto: l’undici settembre ce lo ha insegnato!
Melissa
Graziano 3° C
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