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Noi,
creature creative
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Il mostro
Nella città di Mortvill nell’immensa infinità del bosco, viveva
isolata da tutti, in una
villa risalente forse al XIII secolo, un’anziana signora di nome Linda,
dai capelli grigi, raccolti in una crocchia con un fisico più magro di
uno stecchino che portava sempre un abito lungo e viola, il cui carattere
era perfido e molto avaro e definita
da tutti con un cuore più duro della pietra.
Ella non faceva altro che dare ordini al povero Reginaldo il loro servente
molto docile e timido.
C’era poi il nipote della vecchia, il piccolo James che era sempre stato
un bambino triste e con un faccino sul quale non si intravedeva mai
un sorriso e non parlava più con nessuno dopo la scomparsa dei
suoi genitori.
In una sera di Dicembre quando nel cielo si intravedeva una luna piena
anzi pienissima, e dal cielo scendevano piccoli fiocchi di neve, quella
famigliola stava cenando nella loro grande sala con il camino acceso che
emanava un gran tepore e
ad un tratto . . . la luce si spense poi si riaccese e di nuovo si spense.
Cosa era successo?!?
Linda e Reginaldo erano terrorizzati dalla paura che cominciarono a
tremare da capo a piedi.
Di loro, solo James non aveva neanche un filo di paura e pensò che fosse
stato un cortocircuito.
Si incamminò così verso la cantina dove si trovava la centralina
dell’elettricità.
Si munì di una torcia e percorrendo poi un corridoio lunghissimo, girato
a destra e sceso le scale
giunse nella stanza.
Aprì con cautela la porta dalla quale cadde tanta polvere; fece alcuni
passi molto lenti e dal pavimento, si sentiva comunque un lieve
scricchiolio.
Illuminò l’ambiente e vide
tanti scaffali con libri e vari oggetti ma soprattutto, tanti, forse
centinaia di ragnatele.
Vide poi delle scintille erano i circuiti saltati pienamente e a quel
punto pensò che dovevano proprio rimanere al buio.
Notò che nell’angolo più buio della cantina c’era qualcosa.
ERA . . .
Un mostro che assomigliava ad un ragno gigantesco tutto peloso cosparso da
muco e con otto zampette, che si stava pappando due corpi umani che si
rese conto erano quelli dei suoi due genitori ormai morti.
AHH!
AHH! AHH!, fece James.
Il suo urlo venne udito anche
da Linda che insieme a Reginaldo giunsero in cantina.
James non aveva parole per esprimere quanto accaduto ma i suoi occhi
scoppiarono in un pianto lungo e di profonda disperazione.
Da sentimenti intensi, i suoi si trasformarono in vendicativi verso
quell’animale veramente orrendo e uccisore.
Intanto il ragno se ne andò via per la casa.
I guai erano ancora più seri perché essendo immensa non si poteva sapere
cosa facesse e dove fosse.
Si sentì un rumore proveniente dalla cucina, si recarono lì e videro esso che aveva gettato tutto per terra e il pavimento diventò
un mare di stoviglie rotte.
La nonna sentì un rumore per le scale e James corse su per di esse fino a
che si ritrovò in un corridoio e qualcosa, gli diceva che si trovava lì.
nfatti fu così.
A gran velocità il ragno si diresse verso di lui facendo cadere un
armadietto a terra .
Da esso ne uscì fuori una bottiglia dell’alcool il cui liquido si
spanse sul pavimento.
James vi gettò la sua torcia e . . . un gran fuoco si elevò e il ragno rimase abbrustolito
! ! !
Intanto tutta la casa pian pianino andava in cenere; i letti bruciavano,
le porte bruciavano, tutto bruciava.
Linda e Reginaldo si salvarono ma James rimase nella casa imprigionato e
circondato da fiamme di fuoco.
Eleonora
Fantoni, classe 2° B
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