Il freddo fu
un problema per la maggioranza degli italiani fin dal primo inverno di guerra,
quando il combustibile venne totalmente razionato.
Nelle case predominavano le
cosiddette "cucine economiche" di ghisa, con molti fornelli e
sportellini vari, utilizzate per la cottura dei cibi e per il riscaldamento;
mentre nelle scuole e negli uffici troneggiavano le stufe rosse di cotto. Tutte
funzionavano a legna o a carbone fossile e non era semplice rifornirsi
regolarmente.
L’uso della lignite, estratta nelle miniere del Valdarno e venduta in tutta
Italia, provocava forti emicranie (forse per l'emissione di solfuri
o di monossido di carbonio).
In molte scuole i ragazzi dovevano portarsi la legna da casa.
La
situazione naturalmente peggiorò drammaticamente nel corso della guerra,
fino ai disastri del 1944-45.
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