| intervista a Rosina Franco | nata il 10/2/1929 | ||
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nel 1945 aveva 16 anni | viveva a Placanica (Reggio Calabria) | |
Della guerra ricordo il rumore assordante degli aerei nemici, la vita quotidiana
trascorreva comunque nella normalità, anche se con qualche tensione e molta
stanchezza, perché la notte era disturbata dal passaggio di questi velivoli,
che sovrastavano i tetti delle nostre case.
Per quanto riguarda il mangiare, avevamo ciò che si poteva cuocere in casa come
il pane e la pasta, e il rimanente, come tutti, lo si aveva mediante una
tessera.
Il luogo di ritrovo, invece, era l'istituto delle suore, dove si festeggiavano
il Natale e la Pasqua e dove ci riparavamo durante i bombardamenti.
Quando
eravamo nel rifugio, le notizie ci arrivavano dalla radio e alle volte
riuscivamo ad avere il giornale.
Degli stranieri ho due ricordi molto diversi: dei tedeschi ricordo il funerale
di uno di loro, il feretro era seguito da molti soldati e alla fine della
cerimonia, uno dei generali ha preso dieci persone a caso, tra la gente che era
presente, e li ha giustiziati davanti a tutti.
Gli americani, invece, li aspettavamo con molta paura, perché tutto sommato
erano degli stranieri ; mia madre, infatti, aveva pensato, di nascondermi in una
stanza dove tenevamo la legna, e far murare la porta; poi un giorno, mentre
eravamo in campagna, abbiamo sentito il suono delle campane della Chiesa, che
annunciavano la pace.
Nel mio paese, non ho mai sentito parlare di episodi di maltrattamenti nei
confronti delle donne, ma ricordo di aver assistito ad un episodio, nel quale
alcune donne hanno perso un braccio mentre salivano e scendevano in
continuazione da un treno in movimento, dove vendevano sigarette di
contrabbando.
Uno degli ultimi ricordi che ho di quella spaventosa guerra risale all'inverno
del 1943, quando mia madre ha ospitato una famiglia di Ebrei che era arrivata
dalle montagne in cerca di un riparo; sono stata io a trovarli, erano entrati
nel portone posteriore e quando mi hanno visto sono scoppiati in lacrime e mi
hanno pregato di portarli con me su in casa, dove mia madre li ha nascosti e
curati fino alla fine della guerra.