intervista a  Giuseppina Ricci nata nel   1926

 

nel 1945 aveva 19 anni viveva a  Cuffiano (Benevento)

 

La mia giornata iniziava alle 7:00 la mattina, per andare a lavorare nei campi di mio padre. Alle 2:30 smettevo di lavorare per mangiare, e quello che mangiavo erano semplici legumi ricavati dal lavoro giornaliero. La giornata finiva alle 9:00 di sera, quando faceva buio, per andare a mangiare, e anche questa volta erano verdure e legumi e se andava bene anche un po’ di buon pane fatto in casa con la farina di grano.

Quando veniva la notte eravamo costretti a barricarsi in casa con le finestre chiuse e le luci spente, perché se passavano gli aeroplani tedeschi ci potevano bombardare.
Il rifugio era soltanto la casa, perché a Benevento la guerra ce ne era poca , e infatti la notte bastava spegnere le luci e chiudere le finestre. 

A Cuffiano specialmente c’era anche la corrente elettrica, e quindi si poteva ascoltare la radio che però alle volte, per non far spaventare gli ascoltatori non diceva la verità, modificando le notizie, e quindi io e le mie sorelle la chiamavamo "la bugiarda ".

Quando, e se facevamo festa, la facevamo per Natale, Pasqua, e capodanno , ritrovandosi o tutti a casa nostra, o tutti a casa dei parenti più stretti e vicini a casa, perché a quei tempi non si poteva andare tanto in giro.

Siccome mio papà aveva un sali e tabacchi , quando passavano i soldati tedeschi gli regalava le sigarette, e fu per questo motivo, che un giorno dopo esserci nascoste in soffitta, non ci fecero niente.

Degli americani, non mi ricordo niente, li vidi solo una volta da lontano che passavano a piedi lungo il campo. 

Di maltrattamenti nei confronti delle donne, non ne ho visti nessuno, perché stavamo in campagna e non succedeva mai niente. 

Nel mio paese nessuno ha dato aiuto a qualche persona in difficoltà, perché come ho già detto di guerra ce n' era poca, ma siccome erano tutti uniti quando qualcuno aveva bisogno ci aiutavamo a vicenda.