intervista a  Aldo Dini nato il   18/2/1927

 

nel 1945 aveva 18 anni viveva a  Castelnuovo dei Sabbioni

 

Nel 1940, quando l’Italia fascista si preparava ad entrare in guerra a fianco della Germania, avevo 13 anni. In quel periodo la maggior parte dei ragazzi come me, aveva un solo obbiettivo: trovare un’occupazione per poter guadagnare qualcosa per contribuire a sopravvivere perché le condizioni economiche della maggior parte delle famiglie era di povertà assoluta.
Le miniere di lignite erano l’obbiettivo principale. Vi si poteva accedere quando un giovane aveva compiuto 14 anni di età. Moltissimi ragazzi come me raggiunta questa età, se aveva fortuna e se aveva qualche raccomandazione entrava al lavoro nelle miniere.
La vita a quell’epoca era tutta concentrata nel paese di residenza. Non esistevano che rarissimi mezzi di trasporto per trasferirsi da un paese all’altro, il mezzo più comune era quello di camminare a piedi. Solo pochi fortunati possedevano una bicicletta. Vestiti, scarpe. Abiti dovevano durare molto perché i soldi per comprarne di nuovi non c’erano, servivano principalmente per mangiare.
Ultimata la quinta elementare i ragazzi non potevano continuare a studiare per mancanza di mezzi economici e quindi chi voleva migliorare il proprio standard di istruzione si rivolgeva molto spesso ai Parroci, che senza pretendere niente contribuivano ad elevare il grado di istruzione dei ragazzi meno fortunati.
Il partito fascista riguardo ai giovani e ragazzi aveva creato strutture di tipo paramilitare. I più piccoli si chiamavano "figli della lupa"
quelli delle elementari "balilla"
fino ai 18 anni "avanguardisti".
Tutti questi raggruppamenti avevano una loro montura.
La camicia nera era d’obbligo.
Tutti i sabati questi giovani erano diciamo obbligati a fare la loro esperienza premilitare.

Il testimone Aldo Dini è uno dei tre uomini scampati all’eccidio del 4\7\1945.