| intervista a Fiorenza Decadi | nata il 3/3/1933 | ||
|
|
nel 1945 aveva 12 anni | viveva a ? | |
Mi ricordo che i tedeschi avevano stabilito il loro comando di zona nella nostra casa. Mangiavamo quello che si trovava, perché in casa non ci si poteva andare e i nostri animali gli avevano presi i tedeschi. Non scorderò mai un episodio in particolare, quando cominciarono a dire che c’era la ritirata dei tedeschi e che stavano per arrivare gli americani, questa notizia è stata una grande contentezza per tutti, infatti i tedeschi si sono ritirati e sono arrivati gli americani.
Una cosa che mi ricordo è quando andai all’accampamento con la mia nipotina, una bambina di un anno, ha prendere la cioccolata, il tè e le saponette. Era così bella, e gli americani mi dicevano che era troppo bella e la volevano portar via con loro, così me la presero in braccio ed io credendo che me la volessero prendere davvero e incominciai a piangere, ma poi ci hanno preso tutte e due in braccio.
Poi un fatto bello è stato quando alla ritirata di tutti è arrivata una
chioccia con tanti pulcini, che si era rifugiata nel bosco e di tutto il nostro
podere era rimasta solo lei.
Io personalmente non ho mai aiutato qualcuno in difficoltà perché ero piccola
però mi ricordo dei miei genitori che cercavano di trattare nel modo migliore
possibile delle persone anziane, di dargli il meglio e qualcosa di caldo, io
potevo fare ben poco, quello che potevo fare era piangere spesso.
La giornata si trascorreva parlando, scherzando pochissimo, poi si andava un po’
fuori quando si poteva, però quando si sentivano dei rumori avevamo molta paura
e in casa non ci si poteva andare e, se ci si avvicinava per chiedere di
prendere qualcosa ci sbattevano fuori, per fortuna però un giorno arrivò un
caporale che diede qualcosa da mangiare e con questo episodio ci si
tranquillizzò un pochino.
Il cibo era sempre il solito: patate, tè e frutta; le patate si levavano di
sotto terra e poi si cuocevano al fuoco, poi ci davano delle pagnotte di pane
loro, ma ci avevano portato via tutti gli animali, qualcosa si prendeva, ma poi
ci si arrangiava così.
Il nostro unico ritrovo era il rifugio, anche perché era fatto molto bene.
Durante i bombardamenti ci si nascondeva sempre nel rifugio, perché se gli
aerei vedevano gente bombardavano, altrimenti prendevano di mira solamente la
città ed i maggiori centri.
Mi ricordo, e non me lo dimenticherò mai, che un giorno il rifugio iniziò a
crollare da una parte, e si ebbe una paura però poi con dei pali e dei rami
vennero presi dei provvedimenti, ed anche questa si superò, ma sempre con
grande paura.
Dei tedeschi mi ricordo tanta crudeltà e cattiveria, in particolare un episodio; quando in Pian d’Albero i partigiani uccisero due tedeschi e così vennero delle truppe da noi, che ci volevano uccidere, ma poi scoprirono che erano stati i partigiani, quindi ci rilasciarono, ma abbiamo passato giorni di grande terrore.
Degli americani ricordo cose belle, infatti quando sono arrivati con tutti quei
carri armati, siamo stati molto felici.
Il problema è nato quando gli americani hanno iniziato a fare grandi trincee, a
mettere cannoni, mitragliatrici e a sparare con quei cannoni verso i tedeschi.
Sapevamo di non essere in pericolo, ma avevamo ugualmente tanta paura,
certamente tornare nella propria casa fu molto bello.
Insieme a noi c’erano
delle ragazze di sedici anni, e una sera un tedesco che aveva bevuto prese una
ragazza e questa fece strilli e urli, insomma abbiamo passato insieme ai
genitori di questa ragazza momenti di terrore. Questo tedesco era sempre lì,
non dava pace, poi un giorno i genitori della ragazza avvisarono il comandante,
il soldato non si vide più e così ci tranquillizzammo.