intervista a  Dina Piccardi nata il   21/4/1927

 

nel 1945 aveva 18 anni viveva a  S. Giovenale (Reggello)

 

Mi chiamo Dina Piccardi, sono nata il 21 aprile 1927 a San Giovenale, in provincia di Reggello e questi ricordi che vi racconterò risalgono al 1943-1944 anni in cui è avvenuta la seconda guerra mondiale.

Quando è scoppiata la guerra io avevo circa 17 anni e su di essa mi ricordo moltissime cose: i bombardamenti, che venivano effettuati nei paesi vicini, i rifugi che noi dovevamo costruire per ripararci dalle bombe che venivano precedute dalle sirene, mano a mano che il fronte si ritirava ed i tedeschi che venivano a dormire nelle nostre abitazioni, così noi dovevamo andare in altre case, mentre i nostri genitori restavano nel frantoio per vigilare durante la notte.

Della guerra in particolare mi ricordo un giorno, quando i tedeschi minacciarono di ucciderci se non trovavamo 100 K di pane in due ore per mandare al fronte, della morte di alcuni ragazzi che, non sapevano che ancora c’erano i tedeschi nel nostro paese, così andavano a giro per i campi ignoti del pericolo, questo avvenne intorno al 2-3 Agosto 1943.

Le giornate le passavo pelando patate, facendo pane al forno e cercando altri alimenti da mandare al fronte che ogni giorno esigeva cibo in abbondanza, tutto questo perché nel paese avevamo le cucine.
Durante la guerra non sono mai stata sfollata, andavo a dormire la sera in alte famiglie e si rientrava la mattina per fare i servizi ai tedeschi.
Di solito si mangiava tutte le cose che avanzavano ai tedeschi perché le prime cose le prendevano loro: uova, carne, farina ecc.
Noi si mangiava poco anche per la paura e il panico, perché ogni giorno si temeva di essere uccisi per una ragione qualsiasi, comunque il nostro sostentamento veniva dai nostri campi. 

Non facevamo mai feste, soltanto nei giorni più tranquilli ci si riuniva con altre famiglie e insieme si parlava e pregava.
I nostri luoghi di ritrovo erano sempre gli stessi: la chiesa e la piazza; lì giocavamo, scherzavamo e si raccontavano barzellette.

Quando c’erano i bombardamenti mi rifugiavo dove capitava, per esempio se eravamo nei campi correvamo nei fognoni.
In quel periodo le notizie ci giungevano tramite i pochi , che tornavano al paese con il giornale, dato che i partigiani avevano tagliato i fili della corrente e quindi non potevamo ascoltare la radio.

Dei Tedeschi ricordo che nei nostri confronti erano abbastanza gentili e rispettosi e nel giro di poco tempo potemmo tornare a dormire nelle nostre case.
Degli Americani ricordo che quando arrivarono fu festa grande perché era come uscire da un incubo.
Dei Partigiani ricordo poco, perché non vivevamo vicini a loro, sentivamo dire che scendevano dalla montagna , tagliavano i fili della corrente e risalivano nei loro rifugi; non ne ho mai conosciuto nessuno.

Non ho mai sentito episodi di maltrattamenti violenze alle donne del nostro paese da parte dei soldati, forse saranno avvenuti in altri paesi distanti dal mio.
Nel ho mai avuto occasione di aiutare persone in difficoltà, a volte davamo a persone più povere di noi alcune cose per mangiare come farina, uova ed anche il cioccolato che ci veniva regalato dai soldati tedeschi che stavano nella nostra casa.
Non abbiamo mai ospitato nessuno anche perché la nostra casa era occupata dai tedeschi.