| intervista a Carla Dei Penco | nata il 10/1/1930 | ||
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nel 1945 aveva 10 anni | viveva a Incisa Valdarno | |
I miei ricordi di guerra risalgono all’anno ‘42-’43 nel paese di Incisa
Valdarno; allora avevo solo quattordici anni e i miei genitori avevano una
bottega di alimentari nel centro del paese.
Il primo bombardamento fu inaspettato da tutti, in quanto Incisa era un piccolo
paese inoffensivo senza industria bellica (nessuno pensava che la ferrovia
FIRENZE-ROMA potesse essere un bersaglio importante); l’allarme suonò ma
nessuno andò nei rifugi.La formazione aerea inglese iniziò a bombardare il
centro del paese e il ponte di Bruscheto. Da allora in poi quasi tutti i giorni
i bombardamenti si ripeterono e dopo poco tempo anche la notte non fu più
tranquilla.Tutte le notti passavano due aerei che illuminavano con i bengala
tutto il paese cercando di colpire il ponte di ferro della ferrovia. I tedeschi
contrattaccavano con le contraeree posizionate a S. Donato in Collina, o a S.
Antonio e ricostruendo i ponti.
Il clima in paese si faceva sempre più pesante (Incisa fu bombardata 48 volte)
e con la mia famiglia decidemmo di sfollare allo Stecco, ma la situazione fu
ancor peggiore che a Incisa.
I bombardamenti furono sempre più frequenti, mi ricordo che la notte avevo
molta paura perché sia per terra che per aria non c’era pace.
La mattina andavamo a Incisa per aprire la bottega e ricordo che tutte le
persone venivano a fare la spesa con la tessera, a tutti era assegnata una
minima quantità di viveri indispensabili, il caffè non c’era più, lo
zucchero era quasi introvabile.