intervista a  Ilda Bernini nata il   30/5/1926

 

nel 1945 aveva 19 anni viveva a  Matassino

 

Mi chiamo Ilda Bernini e sono nata il 30 maggio del 1926 a Viesca, dalle parti di Matassino. La guerra da noi passò nell'estate del 1943.
Mi ricordo che ero nell'aia insieme ad altri sfollati (persone venute da altri paesi, rifugiate nelle capanne; gente anche di Figline) e arrivarono un gruppo di tedeschi armati che, vedendoli, cominciarono a sparare. Mi buttai in una buca, in un fosso, dove c'era il grano molto alto, mentre gli altri si rifugiarono nelle loro capanne. Naturalmente i tedeschi non si accorsero della mia presenza nel fosso poco distante e dopo poco, infatti, smisero di sparare e tutto cessò. Infine in questa sparatoria non rimase ferito nessuno, poiché si rifugiarono tutti al più presto.
Un giorno ero con mio zio a cogliere le mele in un campo, quando scoppiò una bomba. Riuscimmo fortunatamente a salvarci, grazie all'albero che era un po' piegato e ci offriva quindi rifugio. Intanto uno sfollato che stava tornando a casa fu colpito da questa bomba proprio in pieno e quindi morì.
Vivevo in campagna e proprio per questo motivo non c'era l'allarme. Eravamo più distanti dalla città, dove invece c'era l'allarme, infatti non si sentiva ed era difficile ricevere le notizie. Comunque stavamo sempre molto attenti a tutto ciò che ci circondava e controllavamo qualsiasi mossa che avveniva tutt'intorno.
In estate, al mattino mi alzavo presto per mietere il grano, legarlo, abbarcarlo e per cogliere i fagioli, le zucche, i pomodori, insomma per lavorare nei campi.
La sveglia era precisamente alle 3:00/4:00, per sfruttare il grano che altrimenti sarebbe diventato secco e impossibile da legare. Stavo tutta la mattinata nel campo e poi tornavo a casa per pranzare verso le 13:00/14:00. Subito dopo tornavo a lavoro e verso le 17:00 facevo una piccola pausa per la merenda, per poi rincasare per la cena, quando comincia a essere buio ed è impossibile vedere. Per lavorare nei campi non mi rimaneva alcun tempo libero da dedicare a me stessa. Durante la giornata eravamo sempre tutti con le orecchie aperte poiché ci sarebbe potuto essere un attacco da un momento a un altro. Infine la sera andavo a letto presto per alzarmi bene il giorno dopo.
In famiglia con me c'erano altre 15 persone, fra parenti e amici stretti, e quindi non sempre c'era cibo per tutti. Mangiavamo relativamente poco: polli, conigli, baccalà, noci, zucche, fagioli e tutte le altre verdure che venivano coltivate nei campi. Il cibo, a volte, veniva anche dato "razionalmente", cioè una parte a ciascuno, per esempio lo zucchero, la pasta e altre cose. Non c'era quindi una grande disponibilità di cibi, ma neanche di bevande.
Le comunicazioni giungevano a voce, tramite le altre persone. Non esisteva né la radio, né la televisione e quindi l'unico metodo era questo. Spesso i fatti accaduti venivano ingigantiti, come spesso succede nelle comunicazioni di questo tipo: ognuno aggiunge qualcosa di suo e si arriva ad una cosa del tutto diversa, totalmente cambiata. Solo chi si spostava in città riusciva a sapere con precisione lo svolgimento dei fatti e aveva anche qualche notizia in più degli altri. Nella guerra moriva molta gente, soprattutto in città, dove venivano buttate le bombe. In campagna la gente era meno a rischio e giravano anche meno elicotteri.
Quando arrivarono gli inglesi e gli americani, tutti si sentirono meglio, ormai salvi.
I matrimoni non si svolgevano tutti nello stesso modo. Le persone più ricche o quelle che vivevano in città lo facevano di solito in macchina, mentre quelli più poveri a piedi, con un minimo di festeggiamenti. Ci fu anche chi lo fece in carrozza e in questo modo tutto cambiava: c'era più gente a vedere, più festeggiamenti e le cose venivano svolte in grande, cioè c'erano più spese per addobbare le "festicciole".
Poi, dopo il primo giorno di matrimonio, la vita riprendeva normale come prima e le cose si stabilizzavano in famiglia.
Mi ricordo che ero nell’aia insieme ad altri sfollati; persone venute da altri paesi, rifugiate nelle capanne, gente anche di Figline…