intervista a  Rosanna nata il   7/4/1935

 

nel 1945 aveva 10 anni viveva a  Figline Valdarno

 

Mi chiamo Rosanna, sono nata il 7 aprile del 1935 a Figline Valdarno zona Carresi. Durante il periodo che va dal settembre del 1943 (lotta dei partigiani, esercito italiano allo sbando) alla fine della guerra, la nostra famiglia era sfollata, vivevamo in un'unica casa con molte altre famiglie: persone di ogni età anche con bambini molto piccoli.
Un giorno, eravamo nell’aia e come sempre noi bambini giocavamo, improvvisamente scoppiò l’allarme e i caccia-bombardieri cominciarono a bombardare. Mia mamma Giuseppina, accortasi dell’imminente pericolo, ci prese tutti e sei in un'unica bracciata e ci scaraventò anche bruscamente più lontano che poté.
Proprio dove giocavamo spensierati scoppiarono tre granate, lasciando dietro di sé un intenso polverone e tre grosse buche.
I luoghi in cui ci rifugiavamo erano di due tipi:
per le mitragliatrici: più piccoli degli altri, coperti da frasche e cespugli.
per le bombe: profonde gallerie sotterranee con corridoi (tunnel). Contenevano fino a 50 persone.
I nostri rifugi erano nella zona di Vincesimo.
Trascorrevamo le giornate giocando con gli altri bambini, avevo infatti solo otto anni.
I cibi più facili da procurarsi erano cibi molto semplici che consumavamo quotidianamente come: polenta, fagioli, frutti dei campi, patate, fichi, noci e poco pane. Per quelle persone che abitavano in campagna come noi, era abbastanza facile.
Le notizie relative alla guerra ci giungevano tramite la radio clandestina: Radio Londra. Se qualcuno veniva trovato ad ascoltare un ' altra radio veniva anche imprigionato: era considerato un ribelle.
I matrimoni generalmente venivano fatti di nascosto. Le feste normalmente erano fatte nelle campagne o nelle aie delle case contadine.
Mi è stato raccontato dalla mia mamma che le donne erano molto utili: portavano infatti il mangiare di nascosto ai partigiani. Inoltre la mia famiglia aiutava quelli che in paese non avevano da mangiare, nei limiti possibili.