intervista a  Gina Fabrizzi nata il   7/12/1913

 

nel 1945 aveva 32 anni viveva a  Figline Valdarno

 

Mi ricordo che la guerra era molto brutta: si viveva nei rifugi e molte volte si mangiava poco.
Mia sorella fu uccisa da una bomba; la mia amica fu seviziata nel mio letto e poi portata a Faella col carretto e mi ricordo anche di Bianca Pampaloni, seviziata, anche lei, da un tedesco.
La giornata si passava nei campi a produrre del mangiare.
Qualche volta si mangiava il pane fatto in casa e il salame, il prosciutto, perché ogni tanto si uccideva il maiale. Però tutte le provviste bisognava nasconderle sotto terra se no i tedeschi potevano rubarcele e noi rimanevamo senza cibo.
Non si faceva mai festa, perché stando nel rifugio bisognava fare piano per non farci sentire. I nostri ritrovi erano la piazza e il bosco, vicino al rifugio.
I nostri rifugi si trovavano tra Faella e Matassino. Lì si dormiva tutti insieme nella paglia.
Nel posto dove c’ero io nessuno ci portava delle notizie, non circolavano né giornali né volantini. Qualcosa però ci poteva dire mio marito che lavorava in piazza.
I tedeschi ci facevano molta paura, violentavano le ragazze e torturavano gli uomini. In particolare mi ricordo di un episodio in cui dei tedeschi entrarono in casa di mia sorella e ruppero tutto. Inoltre mi ricordo che se stavamo in casa bisognava tenere la luce spenta per non farci vedere dagli aerei tedeschi.
Quando arrivarono gli americani mi ricordo che ci portavano la cioccolata.