| intervista a Oretta Torsellini | nata il 28/4/1928 | ||
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nel 1945 aveva 17 anni | viveva a Figline Valdarno | |
Nel Valdarno figlinese la vicinanza alla ferrovia Firenze - Roma costrinse gli abitanti a rifugiarsi nei boschi dove furono scavati dei rifugi nelle zone più fitte di vegetazione.
Lungo la strada Figline -Brollo le case, la nostra per prima, furono requisite dalle truppe tedesche che vi stabilirono un comando. Per questo furono sganciate dagli alleati, che avevano individuato quella sede, alcune bombe che lesionarono gravemente tutta la casa.
Il 24 Aprile 1944, un treno pieno di uomini destinati al
lavoro coatto nell’organizzazione tedesca TODT rimase bloccato nel tratto
Figline - La Massa a causa dei bombardamenti alleati.
Nella notte quasi tutti fuggirono verso i colli vicini. La
mattina del 25 i tedeschi, guidati da qualche fascista locale, organizzarono una
battuta per riprendere i fuggitivi.
Vi furono continue e terribili sparatorie, che culminarono
nell’inseguimento e nel ferimento mortale di un giovane partigiano nascosto
presso i contadini sopra il Brollo. Un bravo medico della zona, Gregorio Cecchi,
parlando tedesco, riuscì a farsi consegnare il ferito ma non riuscì a
salvarlo.
*Il giovane partigiano era Giovanni Torsellini, fratello di Oretta
Molti giovani ventenni, considerati disertori perché fuggiti dopo l'8 settembre 1943 dai vari reparti in mano ormai ai tedeschi, furono accolti, nutriti e nascosti in casa nostra. Uno di essi Angelo Menna, riuscì, con grossi sacrifici a superare il fronte e a dirigersi verso il sud.
Finché fu possibile restare nella nostra casa la vita era abbastanza tranquilla: lavori di casa, rammendi all’ infinito numero di calzini di tutti quei giovani ospitati da noi o capitati per caso. Poi la sera, con l’incoscienza dei ragazzi, osservavamo la montagna e la valle illuminate dai fuochi Bengala per cercare di colpire la linea ferroviaria e soprattutto il ponte di Pontassieve che fu quasi distrutta dai bombardamenti; dopo nel rifugio tra i boschi non c’era altro da fare che raccogliere i frutti selvatici e ascoltare Radio Londra.
Per mangiare stando in campagna avevamo i frutti dei terreni , galline, piccioni e altri animali.Ci fu per questo possibile aiutare delle famiglie di sfollati.
In quel periodo era considerato festa giocare a tombola (a volte ci giocavamo con la luce fornita da candele e luci ad acetilene, ma l’oscuramento ci obbligava a molta attenzione). Passato il fronte, mentre ancora gli alleati non avevano liberato Firenze, facemmo qualche festa da ballo e giochi sull’aia (indovinelli, nascondino)
I nostri luoghi di ritrovo erano l’aia d’estate e le stalle d’inverno.
Finché rimanemmo in casa stavamo al pianterreno o alla peggio in cantina poi nei rifugi nei boschi per la paura, anche, dei mitragliamenti alleati sempre in cerca di mezzi e soldati tedeschi.
Un giorno un mitragliamento a bassa quota ci costrinse a rientrare precipitosamente nel rifugio lasciando interrotta la preparazione del pranzo di mezzogiorno. Così i cibi rimasero incustoditi e il nostro cane, Dido, si mangiò quasi una dozzina di uova e perciò saltammo il pasto.
Per avere le notizie tutti i rifugiati cercavano di ascoltare Radio Londra; ognuno poi si spostava di rifugio in rifugio riferendo ciò che altri avevano raccontato. Quindi eravamo abbastanza informati anche dei fatti accaduti nella zona.
Per quanto riguarda i tedeschi e gli americani mi ricordo che passarono dalla strada del Poggio alla Croce reparti dell’Herman Goering e dell’Adolf Hitler formati da giovanissimi e feroci che sparavano in aria per divertimento. Poi si videro passare a piedi e in bicicletta uomini più anziani, stanchi e sfiduciati che cercavano di dirigersi verso il nord, questi ci facevano pena perché ci mostravano le foto dei familiari, e scuotendo il capo dicendo solo "KAPUT". Da Figline non passarono truppe americane, ma reparti dell’ottava armata inglese con truppe indiane che si accamparono nei nostri terreni mentre gli ufficiali inglesi ci chiesero delle stanze al pianterreno; erano gentili, ci offrivano saponette, cioccolata e whisky che allora non piaceva a nessuno.
Le donne per prudenza stavano nascoste. Una sola volta vidi
passare dal bosco del nostro rifugio una ragazza in lacrime accompagnata dal
nostro medico (quella ragazza scomparve e non se ne seppe più nulla).
Per questo motivo gli inglesi ci consigliavano di non parlare
con gli indiani per prudenza.