intervista a  Marcella Serboli nata il   22/10/1934

 

nel 1945 aveva 11 anni viveva a  Mercatale Valdarno

 

Mi ricordo che insieme a noi, di uomini giovani ce ne erano ben pochi perché o erano in guerra o erano insieme alla resistenza.

Insieme a me c’erano soprattutto bambini, donne e anziani.

Mi ricorderò sempre la paura che provavo durante i bombardamenti, perché non sapevo cosa avrei ritrovato e cosa no, quando sarei uscita dal mio rifugio.

Mi ricordo che un comandante delle S.S. portò via mio padre e mio zio perché erano stati uccisi due soldati. (Ogni due soldati venivano uccise dieci persone). Il comandante disse che li avrebbero potati a lavorare, invece li portavano via per fucilarli. Li portarono in un cimitero per fargli scavare una buca a testa. Ma fortunatamente, cadde una bomba lì vicino e per la confusione scapparono tutti a destra e a sinistra e si salvarono.

Io non ho mai aiutato nessuno, perché ero una bambina, ma i miei genitori sì: esistevano delle tessere che servivano per prendere il cibo dagli alimentari. I miei genitori la prestarono ad una famiglia molto numerosa che non l’aveva.

Io trascorrevo la giornata con la mia sorellina. Oppure, stavo nell’aia con la mia cugina. Ma la giornata non aveva tanto senso perché incombeva la paura. Infatti, ogni volta che arrivava un tedesco o un bombardamento, correvo nel mio rifugio insieme ai miei parenti.

Ero abbastanza fortunata perché mio nonno era contadino e quindi la fame non l’abbiamo mai sofferta. Dovevamo nascondere il cibo perché se venivano i tedeschi ce lo portavano via.

Non facevamo festa perché la nostra sensazione maggiore era sempre la paura; però la facevamo sempre e mai, sempre perché né lavoravamo né andavamo a scuola, e mai perché non c’era niente da festeggiare e perché eravamo in guerra.

Non avevamo nessun luogo di ritrovo fuori che il rifugio.

Durante i bombardamenti andavo da mio nonno nei rifugi che erano sottoterra. Erano molto bui, ci scendevamo con le candele o con delle luci a petrolio, che però erano molto rare.

Del rifugio non mi ricordo molto, solo che eravamo pochi.

Noi avevamo notizie dalla radio; l’accendevamo solamente quando sentivamo qualcosa di strano, ma maggiormente l’ascoltavamo la sera quando c’era il radio giornale.

Dei soldati mi ricordo che i più cattivi erano i tedeschi. Gli americani, invece, erano bravi e mi davano le cioccolate e le gallette.

Non ho mai sentito parlare di maltrattamenti alle donne.