| intervista a Marianna Romanelli | nata il 31/05/1911 | ||
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nel 1945 aveva 34 anni | viveva a Leccio (Reggello) | |
Praticamente ho trascorso tutto il periodo della guerra da sola.
Nel 1939 ero già sposata con una figlia, mio marito è
partito per Tripoli ed è nata un'altra figlia, e lui non c'era.
Dal 1940 al 1945 mio marito è rimasto in Albania ed è tornato malato di
malaria.
Io vivevo con il sussidio e facevo dei lavori occasionali: lavavo e stiravo, anche per gli inglesi.
Durante il passaggio del fronte ho passato molti mesi nel
rifugio alla Tornia, scavato dagli uomini nel bosco. Dentro ci entravamo circa
15 persone.
Altri si rifugiavano in delle capanne vicine. Si dormiva sulla paglia con
coperte di lana.
Per il cibo ci si arrangiava, ma avevamo molta frutta e verdura. Io non dormivo mai, ma avevo tanta forza per le mie bambine.
Dopo, quando arrivarono gli inglesi e gli americani si cominciò a ballare, ma potevano andarci solo le signorine.
Un giorno arrivò un tedesco con una motocicletta, venne
in casa, mi fece vedere un preservativo dicendo: "Non fare figli!".
Arrivò mio suocero, gli dette da bere e se ne andò.
Mi ricordo che in paese tre o quattro ragazze furono portate via, vicino ad
Arezzo, dove trovarono una donna che le aiutò a scappare: furono prese perché
li prendevano in giro e non hanno mai voluto dire cosa fosse successo.
Le notizie le ascoltavo alla radio di un cugino e altre cose le sapevo dalle lettere.
Quando mio marito è tornato dalla guerra la seconda bambina non lo voleva vedere, aveva paura.
Quello che mi ricordo dei tedeschi è che bevevano tanto,
prendevano da mangiare ma non sono avvenuti guai; gli americani invece furono
buoni; dei partigiani sapevo poco perché erano lontani da noi, sulle montagne.
Vicino a Leccio, invece, a Sammezzano, c'era la Croce Rossa e in chiesa il
Pronto Soccorso.