| intervista a C. C. | nata il 28/10/1935 | ||
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nel 1945 aveva 10 anni | viveva a Figline Valdarno | |
Eravamo 12 tra ragazzi e ragazze, che non pensavano alla paura. Andavamo nel rifugio che avevano fatto gli operai dell’azoto. Le nostre mamme ci avevano cucito un fazzoletto dove ci avevano messo del cibo.
Un episodio particolare, fu quando mio zio andò a dormire in un capanno e un tedesco gli cadde vicino con il paracadute. Lui stette fermo e zitto per non essere visto o sentito. Poi il tedesco andò via lasciando lì il paracadute. Mio zio lo portò al rifugio e mia madre lo utilizzò per farci i vestiti.
Un altro episodio fu quello quando avevano ucciso un tedesco e, siccome per ogni tedesco si uccidevano dodici uomini, i tedeschi dissero che se non avessero ritrovato il colpevole, ne avrebbero ucciso dodici dei nostri. Siccome non lo trovarono vennero a prendere gli uomini, ma Monsignor Pavanello fece da scudo, voleva morire lui al posto dei dodici padri di famiglia, ma arrivarono gli inglesi e si salvarono tutti.
La maggior parte della giornata la passavo giocando perché ero solo una bambina; noi avevamo il cibo perché avevamo l’orto e quindi la fame non l’abbiamo mai sofferta.
La festa la facevo sempre perché, ripeto, ero piccola e non avevo da fare niente quindi passavo il mio tempo a giocare, ma la festa durava poco perché ogni tanto c’era un bombardamento e noi ci impaurivamo.
Spesso noi ci ritrovavamo nell’aia vicino alla nostra casa dove abitavano quattro famiglie.
Il rifugio era nel nostro campo: era sotto un poggio, era molto bello, tutte le pareti e il tetto erano di legno e molto spazioso. Avevamo anche i materassi.
Per le notizie, noi avevamo la radio, ma l’accendevamo solo quando sentivamo bombardamenti o qualcosa che poteva aver causato qualcosa di particolare.
Dei tedeschi delle S.S., mi ricordo che erano terribili e crudeli, infatti, vennero un giorno e volevano la mia cugina, allora mia mamma la prese di corsa e la portò a letto con il mio cuginetto che aveva solo un mese; e la fecero passare per sua mamma. Allora andarono via.
Degli americani, invece, mi ricordo, che erano molto bravi. Ricordo infatti che venivano a lavarsi nel nostro pozzo e noi li guardavamo nudi mentre si lavavano. Venivano a portarci le cioccolate e le pagnotte. Ci portavano anche lo zucchero e le gallette.