| intervista anonima | nata il ? | ||
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nel 1945 aveva ? anni | viveva a Reggello | |
Marzo 1944
Era un giorno dei primi di Marzo del 1944 mi sembra l’11. Era una bella mattina tiepida col sole che splendeva e il cielo azzurro, la campagna aveva bisogno di tanti lavori, quell’anno era piovuto tanto, il grano era bello, però c’erano delle erbacce. Allora non esistevano i diserbanti il che vuol dire che dovevamo pulirlo, armarsi di tanta pazienza e strappare i rosolacci ( o papaveri ) e fare attenzione a non prendere i fili di grano.
La mamma , mia cugina ed io eravamo in un bel campo verde e nonostante lo stare curve eravamo serene e felici ad un tratto arrivò nel cielo un aeroplano, uno solo, era un ricognitore o come lo chiamava mio zio ( era l’ingegnere) presago di cose brutte. Difatti dopo un po’ sentimmo un gran rumore di aerei e quasi subito arrivò non una sola formazione o due o tre come di solito avveniva quando andavano a bombardare, ma erano tante squadriglie che il cielo sopra di noi ne era pieno e non sapevamo cosa fare. Uno di questi aerei trovò, forse, un vuoto d’aria e fu costretto a sganciare delle bombe che caddero in un campo vicino a una casa colonica denominata casa Mori facendo delle buche enormi, per fortuna non esplosero, ma prendemmo un grande spavento. Queste bombe le fecero esplodere a guerra finita dopo averle disinnescate trasportandole da dove si trovavano in un burrone. Ci fecero aprire tutte le finestre perché non si rompessero i vetri, ma quelle che rimasero chiuse come pure i vetri della cappella che era a lato della nostra abitazione se ne andarono tutti in frantumi ed eravamo anche molto distanti.