intervista a  Billi Assunta nata nel   1927

 

nel 1945 aveva 18 anni viveva al Palagio (Figline V.no)

 

PREMESSA
Mia nonna mi ha raccontato un periodo della sua vita che si svolge dal 1943 al 1944. Lei aveva circa 17 anni e viveva in una famiglia patriarcale di contadini mezzadri presso la fattoria del Palagio a Sant'Andrea vicino a Figline V.no.
L'Italia era in un momento particolarmente difficile perché, stremata dalla guerra, l'8 settembre 1943 si era arresa agli alleati che erano sbarcati nel Sud; allora i tedeschi avevano invaso la penisola dal nord e, dopo aver preso con la forza il posto dell'esercito italiano, avevano instaurato un regime di terrore e di violenza.

Quando la guerra arrivò nel mio paese era il 1944 ed io avevo 17 anni. Della guerra ricordo tante cose ma l'episodio che mi è rimasto più impresso è l'impiccagione dei partigiani avvenuta vicino a casa mia. 
I tedeschi li catturarono per rappresaglia in seguito all'uccisione di un loro ufficiale e li portarono nel luogo dell'impiccagione.
Io li vidi passare perché ero nei campi a mietere il grano. Visto che ero curiosa mi girai a guardare ed un tedesco sparò ad un metro da me uccidendo una gallinella che mi stava vicino. Ebbi paura e non osai più girarmi.
Circa due giorni dopo vidi i diciannove uomini penzolare dagli alberi lungo la strada (i tedeschi ne avevano presi 21 ma due erano riusciti a scappare ). Il più piccolo era minorenne ed il padre era stato costretto ad assistere all'esecuzione.
Nel luogo dell'impiccagione c'è ora un monumento che ricorda i Caduti di Pian d'Albero, con incisi i nomi e la data del fatto (20 giugno 1944).

Durante la guerra c'era tanta miseria , soprattutto nei paesi e nelle città; noi eravamo fortunati perché essendo contadini avevamo sempre da mangiare.
Mangiavamo i prodotti del campo ( fagioli, patate, verdure, frutta ) e facevamo pane, vino e olio. Inoltre avevamo suini, polli, conigli, piccioni e così a volte potevamo mangiare anche un po’ di carne.
Aiutavamo molta gente a sfamarsi ( talvolta anche i soldati tedeschi ) e spesso davamo pane, pere, uva ecc… a chi aveva bisogno.

Tutta la giornata la passava nei campi a seminare, raccogliere, vendemmiare… Anche io e mia sorella, che avevamo 17 e 13 anni, lavoravamo tutto il giorno.

D'inverno c'era meno da lavorare nei campi e quindi, durante il fine settimana, avevamo più tempo per organizzare delle feste ( anche se durante la guerra erano rade ). Queste feste si svolgevano o di sabato nelle case ( veglie ), dove ballavamo e cucinavamo, o nelle sale da ballo.
Oltre a queste feste, la domenica andavamo a messa, ci incontravamo con i ragazzi e, anche se molto raramente, andavamo in paese per
andare al cinema.

In campagna i bombardamenti erano rari ma noi avevamo costruito un rifugio sotterraneo che poteva contenere anche 20 persone, perché avevamo sentito dire dai soldati tedeschi che gli alleati avevano i cannoni.

Un giorno ero andata a piedi al mercato a Figline ed ero vicino al passaggio a livello quando suonò l'allarme. Iniziò un violento combattimento aereo sopra le nostre teste ed io ebbi tanta paura; con la forza fermai un ragazzo che passava e cominciai a supplicarlo di portarmi a casa. Quel poverino mi caricò sul manubrio della sua bici e con non poca fatica mi accompagnò verso casa per un bel pezzo di strada.

Un'altra volta io e la mia famiglia eravamo nel rifugio quando i tedeschi, durante la loro ritirata , incendiarono il bosco dove ci trovavamo. Avemmo tanta paura e scappammo velocissimi tornando a rifugiarsi a casa; nella fretta lasciammo nel rifugio buona parte della nostra roba. 
La notte dopo arrivò una pattuglia di soldati mai visti.
Noi avevamo paura perché pensavamo che fossero tedeschi dato che nessuno ci portava notizie e avevamo sentito parlare di furti uccisioni e maltrattamenti. Invece quelli erano gli alleati che cercarono di tranquillizzarci e che la mattina dopo tornarono portando di tutto: pane, zucchero, cioccolato, marmellata, sapone, scatolette…
Dopo di loro arrivarono tanti soldati e alcuni erano di colore e noi avevamo anche un po’ paura perché era la prima volta che vedevamo gente di colore.
A noi ragazze invece piacevano molto i soldati indiani che erano belli, alti e mori.

Con l'arrivo degli alleati la guerra finì e con essa la paura e tanti stenti; cominciava un periodo di lavoro per ricostruire ciò che era stato distrutto