| intervista a A. Se. | nata il ? | ||
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nel 1945 aveva ? anni | viveva a ? | |
Un giorno, ricordo che era il Giovedì Santo, stavamo
tornando da una funzione religiosa quando vedemmo dodici aerei della Croce Rossa
in cielo, ma furono tutti abbattuti dagli aerei caccia Spitefire inglesi. Io ero
dentro a un fosso con la mia cugina terrorizzata, non sapendo quale sarebbe
stata la nostra fine. Per fortuna riuscimmo a scappare per i boschi e
raggiungemmo casa.
Sapemmo solo dopo, che questi aerei non erano della Croce Rossa, ma bensì
carichi di armi e rifornimenti per i tedeschi e i fascisti, forse destinati al
fronte africano.
La propaganda politica cominciava all'inizio della scuola, io vestita da piccola italiana con il mantello nero, camicia bianca e gonna nera a pieghe; il sabato detto "sabato fascista" andavamo a marciare e fare ginnastica in "fiera" e in "piazza dell'Impero".
La fine della guerra iniziò col passaggio del fronte, i tedeschi ritirandosi facevano saltare tutti i ponti e in paese arrivarono i primi inglesi.
Un giorno un ragazzo detto il "Pocciamamma"
tornò dal fronte tutto rivestito dagli inglesi, con i pantaloncini corti, i
calzini bianchi e maglietta tipica inglese, non vi dico l'esultanza del paese
quando lo videro.
Il giorno dopo arrivò il primo inglese, con la pipa in bocca, camminando
tranquillamente per il paese.
Finalmente si ricominciò a far festa: i giovani inglesi, sudafricani e indiani portarono un'aria di felicità, la gente la sera si riuniva per cantare e ballare.
Gli inglesi portarono cioccolato, carne in scatola, saponette, dentifricio, tè e frutta secca e le famiglie riconoscenti in cambio si offrivano per i lavaggi della biancheria e dando loro ospitalità e affetto.
Dopo tanta sofferenza e distruzione il paese fu ricostruito, grazie anche agli americani, ma qui quei momenti sono rimasti impressi nella mente di noi tutti che li abbiamo vissuti; la mia speranza è che non si possano più verificare.