3 / Storia dell’Abbazia 
di Vallombrosa

 

San Giovanni Gualberto

La nascita dell’Abbazia di Vallombrosa è legata alla storia di S. Giovanni Gualberto.
Nato da famiglia nobile fiorentina prima del Mille, intorno ai vent’anni Giovanni Gualberto ebbe l’incarico dai suoi familiari di vendicare un parente, forse il fratello Ugo, ucciso durante una rissa. In una viuzza di Firenze, fuori Porta S. Miniato, Giovanni rintracciò l’assassino che gli si gettò ai piedi tremante, invocando pietà. Giovanni scese da cavallo e lo perdonò. Recatosi allora nella chiesa di S. Miniato, si inginocchiò in preghiera e, secondo la leggenda, la statua del Cristo mosse la testa in segno di approvazione.

Divenuto frate nel monastero di San Miniato, si impegnò nella lotta contro la simonia, cioè contro la cupidigia dei religiosi, ma senza riuscire a sconfiggere un’usanza radicata.
Lasciata Firenze, Giovanni Gualberto si trasferì nei boschi di Vallombrosa, dove già vivevano due eremiti: Paolo e Guntelmo.

 

L’Abbazia

Si può dire, paradossalmente, che l’Abbazia di Vallombrosa nasce da una sconfitta che alimenta nel futuro santo la perseveranza nella fede.

 

La fondazione del Monastero vero e proprio risale al 1037. 
Due anni dopo la fondazione, la badessa di Santellero, Itta donò un vasto appezzamento di terreno, dove sarebbe sorta l’Abbazia.
Al 1043 risalgono i primo documenti in cui compare il nome di Giovanni Gualberto. 
Un discepolo del santo scrisse che nel suo carattere emergevano tre qualità: carità, umiltà e obbedienza.
Verso il 1450 vennero eseguiti importanti ampliamenti all’Abbazia che alla fine del XV secolo aveva assunto le dimensioni attuali.

La congregazione

Le origini della congregazione vallombrosana sono caratterizzate da una potente volontà di riforma, sia nei confronti della chiesa che del monachesimo e dal desiderio di vivere alla lettera la regola di San Benedetto.
La congregazione conobbe un lungo periodo di espansione che si mantenne fino al XVI secolo; poi iniziò il declino e nel 1866 il governo italiano decretò la soppressione generale degli ordini religiosi. Intanto la comunità monastica si era trasferita a Pescia, dove rimase fino al 1949. Fu soltanto nel 1961 che poté rientrare nel monastero di Vallombrosa, la cui proprietà è tuttavia rimasta allo Stato.

 

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