La radio ai suoi esordi
La radio è una
“meraviglia tecnica”,” un prodigio dell’etere”, ma, nei suoi primi anni di
vita, quella <<scatola magica>> suscita soprattutto diffidenza negli
ambienti politici e perplessità tra gli intellettuali.
In questa prima fase, del resto, la radio non è molto più di un
contenitore di suoni, parole, rumori.
Tra strepiti e gracchii, la radio informa gli uomini d’affari sulle
notizie di borsa, diletta le signore della borghesia con la musica
sinfonica e classica, incanta i bambini con i racconti dei tanti <<Nonni>>
e <<Zie>> radiofonici.
M a i responsabili della Unione radiofonica italiana (Uri), sono
soprattutto interessati a migliorare la qualità della ricezione, a colmare
il gap tecnologico rispetto ai paesi più avanzati (Stati Uniti, Germani e
Gran Bretagna).
Parallelamente si punta alla cerchia crescente dei radioamatori per dare
impulso al mercato e alimentare l’interesse per il nuovo mezzo. Fioriscono
le associazioni per appassionati di radiotelefonia, e con esse le
rispettive riviste ufficiali, i manuali su Come Funziona, come si
costruisce una stazione radio trasmettente – ricevente. <<Radio Orario>>
primo organo ufficiale dell’URI, si rivolge esplicitamente ai <<cultori ed
amatori di radio telefonia>>.
Solo dopo aver superata la fase pionieristica dell’ascolto in cuffia, e
quindi solo negli anni trenta, la radio si scopre una “vocazione popolare”
e l’amplificatore a tromba collocato nelle piazze, nei locali pubblici e
più tardi nelle scuole, porterà alla pratica dell’ascolto collettivo.
Il nuovo Ente italiano audizioni radiofoniche (EIAR) si rivolge a questo
pubblico con grandi sforzi promozionali: si organizzano mostre sulla
radio, concorsi a premi.
L’obiettivo principale, infatti, è quello di “unificare” il paese, dando
alla radio una precisa impronta culturale e portando la radio fin nei
villaggi più lontani. Nel 1930, infatti, Arnaldo Mussolini, fratello del
duce, dichiara: ”Noi siamo persuasi che la radiodiffusione può dare dei
risultati di alto valore ai fini della cultura, tendenti ad educare, ad
istruire, ad elevare in ogni modo la vita dell’intelletto e dello
spirito”.
Con la creazione, nel 1933, dell’Ente Radio Rurale, destinato a diffondere
la radio nelle scuole e nelle campagne, il progetto “educativo” viene
pienamente attuato.
La radio, dunque, non è più soltanto un giocattolo per appassionati ma non
è ancora un mezzo di comunicazione di massa: è, tuttavia, un “luogo di
incontro” per le famiglie e per la comunità locale, chiamata nelle piazze
dagli altoparlanti in occasione di eventi sportivi o di celebrazioni del
regime.
Il ruolo della radio negli anni di guerra, e l’importanza che essa ha
ormai assunto nella vita del paese sono evidenziati dall’ormai noto
richiamo di autorevolezza-<<l’ ha detto la radio!>>- Cresceva infatti, tra
i radioascoltatori, la consuetudine al Giornale Radio.
Le drammatiche testimonianze degli inviati di guerra contribuiscono poi a
consolidare la credibilità della radio come <<fonte >> di informazione .
Contro l’informazione trionfalistica e di propaganda pratica dall’ EIAR ,
sarà soprattutto Radio Londra a diventare un punto di riferimento per gli
italiani.
Il pubblico della radio negli anni di guerra chiede soprattutto
informazione, conforto e svago dalle angosce della guerra. La voglia di
fantasia degli italiani sembra rivolgersi soprattutto al mondo della
musica leggera. Il <<Canzoniere della radio>> viene incontro a queste
esigenze, diffondendo i testi delle canzoni di maggior successo e le
biografie dei divi.
Anche nella nuova realtà politica e sociale dell’Italia del dopoguerra
l’ottica prevalente resterà quella di <<educare>> il pubblico dei
radioascoltatori alla vita politica e culturale del paese .
L’orientamento al servizio pubblico della nuova RAI (Radio audizioni
Italia è il nome assunto dall’azienda dal ‘44) si andrà meglio definendo
negli anni successivi: "la radio non può essere né strumento di propaganda
informativa né di opposizione del governo, ma deve restare il servizio
pubblico d’informazione spassionata e imparziale, al quale tutti gli
ascoltatori , quali siano le loro idee, possano attingere, e da cui non
debbano mai rimanere offesi" .
“Radiorurale” 1934
un modello standard prodotto da diverse case costruttrici
il tipico ricevitore prodotto per gli agricoltori durante il periodo
fascista