Radio libere, la rivoluzione ha 30 anni
(da La Repubblica 8/3/2005)

La radio privata scandisce il ritmo; come dice la canzone di Eugenio Finardi “si ama la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente, se una radio è libera, ma libera veramente,piace anche di più perché libera la mente”. E, alla vigilia del suo trentesimo compleanno continua a trasmettere musica ed emozioni.
Nel ’74 inizia il crollo del monopolio statale della radio e televisione, che vede la rapida nascita di numerose emittenti private. Col passare degli anni si verifica una concentrazione delle emittenti televisive in poche mani, mentre le stazioni radiofoniche permangono numerose:le piccole emittenti possono essere impiantate con mezzi relativamente economici ed anche la conduzione della programmazione radiofonica è molto più economica di quella televisiva. Nel 1992 sono in funzione oltre 3000 emittenti sul territorio nazionale,da quelle a copertura regionale,fino alle piccole stazioni locali. Nel ’75 il sogno dei giovani era radio Montecarlo. Nel nord Europa partivano programmi da barconi clandestini. C’era radio Luxemburg, ma per riceverla bisognava avere baracconi potenti. Il 10 marzo 1975 nasceva radio Milano International. Nel ’74 era stato fatto un analogo esperimento a Parma, ma il risultato non fu quello desiderato e le trasmissioni subito vennero bloccate. Anche a Milano il 14 aprile l’Escopost, la polizia postale, mise i sigilli; sequestrarono gli impianti perché era fuorilegge trasmettere in Fm. Ma il 26 aprile, dodici giorni dopo, il pretore di Milano, Cassala, definì legittima “l’attività di trasmissioni radiofoniche fino a quando non si determinano interferenze che possano nuocere o disturbare le emittenti di Stato”. La sentenza della liberazione spianò la strada alle radio private in tutta Italia. Milano International divenne la prima radio libera in Italia, il punto di riferimento. Come afferma Gigio D’Ambrosio, speaker di quell’emittente,” la radio era un laboratorio creativo continuo. Inconsapevolmente,eravamo parte della storia. Andavamo in diretta e trasmettevamo 24 ore su 24”.
Gli ascolti balzarono subito alle stelle: la gente telefonava, richiedeva un disco e questo andava subito in onda . Nascevano molti “Lupi solitari” che scimmiottavano Wolfman Jack, la star di American Graffiti.
La lotta con l’Escopost continuò fino al 1976 quando anche la corte di Cassazione diede il via libera alla musica in modulazione di frequenza. Fausto Terenzi, una nota voce dell’ emittenza privata, divenne una sorta di Robin Williams in “Good Morning Vietnam”: il suo show mattutino fece balzare nuovamente Radio International al vertice. Spuntarono i network, arrivò l’autorizzazione a trasmettere in diretta in contemporanea in tutta Italia.
Oggi la radio più seguita è Radio Deejay, con quasi sei milioni di ascoltatori al giorno.

 

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