La radio nell’epoca della televisione

1Dopo la seconda Guerra Mondiale si credeva in un declino della radio: lo sviluppo della televisione, si pensava, l’avrebbe resa antiquata. In realtà il mezzo conobbe una metamorfosi tecnica e sociale. Si ebbe lo sviluppo della modulazione di frequenza che permetteva di ampliare la quantità di emittenti e di abbassare i costi di trasmissione.
In questo periodo fu inventato il transistor che permetteva la miniaturizzazione degli apparecchi radio; e in pochi anni si sarebbero trasformate le modalità di ascolto che non era più legato a luoghi specifici;inoltre calavano i costi . Si moltiplicava il numero di apparecchi di proprietà di ogni famiglia. Tra la radio e la televisione si stabilì una divisione dei compiti: la tv occupava il ruolo di “medium” familiare per eccellenza, era protagonista durante i pasti e nelle ore serali, mentre la radio accompagnava i vari momenti dell’esistenza, seguendo i suoi ascoltatori durante i trasferimenti in auto, sulle spiagge, sui luoghi di lavoro e di studio.
Le trasmissioni drammatiche e narrative non avevano più senso ora che si recitavano in televisione; cresceva il ruolo della musica e quello della conversazione. Poco costosa negli impianti e nella gestione, la radio si poteva permettere di coltivare pubblici ristretti. Infatti divenne la preferita della cultura giovanile fino al 1968, quando divenne lo strumento di comunicazione dei movimenti di protesta.
La ricerca di pubblici mirati, l’apertura a linguaggi giovanili e l’apertura al dialogo in diretta con il pubblico che chiamava al telefono da casa, finirono col creare un linguaggio radiofonico nuovo, imitato in seguito dalla televisione. La flessibilità e i bassi costi hanno consentito alla radio di adattarsi alle esigenze culturali e tecniche del pubblico. È nella radio, prima che nella TV , che sono nate le emittenti libere sottratte al monopolio statale:emittenti spesso a carattere artigianale e volontario, indirizzate a un pubblico accomunato da un’identità locale o ideologica.
L’avvento della televisione modificò sensibilmente la funzione della radio a tutti i livelli. A partire dagli anni cinquanta fu la televisione a totalizzare l’attenzione del pubblico, a determinare l’uso del tempo libero, a costituire il business più redditizio dell’industria elettronica e a sollecitare i consumi di massa. In tutta l’Europa calano gli abbonamenti alla radio e l’ascolto si assottiglia. Ma dagli anni sessanta in poi gli apparecchi a transistor miniaturizzati, portatili e a bassissimo prezzo, invasero i mercati occidentali e segnarono l’inizio dell’uso di massa della radio nei paesi del Terzo Mondo, dal momento che, in mancanza di corrente elettrica, potevano anche alimentarsi con piccole batterie autonome.
In conclusione, la differenza tra radio e televisione è che la televisione ti “cattura” con le sue immagini “assorbenti e ipnotiche” mentre la radio ti permette di immaginare, fa nascere delle riflessioni e permette anche di fare altre azioni; la radio fa compagnia e conforta chi fa lavori solitari e notturni.

“Radio Televisore”  1948 Emerson
questa soluzione mista rappresenta una novità per l’epoca