Episodi

La signora Maria Nannucci racconta.

Durante la seconda guerra mondiale andai ad abitare a Treviso dai miei zii perché i miei genitori erano poveri ed avevano altri due figli da accudire .

Andai dunque con gli zii per vivere in condizioni migliori, ma non ero felice perché mi mancava la mia famiglia e non potevo averne notizie.

C’era la guerra: non potevano comunicare né per via postale né per telefono.

Alla fine della guerra finalmente tornai a casa per rivedere i miei genitori ed i miei fratelli.

Partii da Treviso e arrivai a Pontassieve con il treno.

Da lì in poi non c’erano mezzi per arrivare a Rignano, così feci l’autostop ed ebbi un passaggio da un camion carico di polli.

Arrivati a Rignano, trovammo il ponte distrutto dai bombardamenti e rimasi molto turbata.  

L’Arno mi sembrava una barriera che mi separava dalla mia famiglia: avevo tanta voglia di riabbracciarla!

Ero ansiosa perché non sapevo che fine avessero fatto i miei parenti: erano vivi o morti? L’avrei scoperto solo se fossi riuscita ad attraversare il fiume. Mi feci coraggio e salii su una barca!!

Fui molto contenta di riveder tutti sani e salvi, ma la gioia presto svanì quando, dopo poco, dovetti ripartire per finire gli studi a Treviso.

 

La  signora Maria Cammilli racconta.

Ricordo che il ponte, essendo stato bombardato, era completamente distrutto.

In attesa che fosse ricostruito, i militari ne fecero un altro provvisorio, di ferro,  in modo che si potesse transitare da Rignano a San Clemente o viceversa.  

Il ponte in muratura fu poi riparato e le auto poterono di nuovo transitare, ma poi... non ha retto ed è stato chiuso.  

 

La signora Lidia Simonetti racconta

La mattina del 4 novembre del 1966, festa delle forze armate, mi svegliai sentendo molto chiaramente lo scroscio dell’acqua, mi affacciai alla finestra e… vidi molta gente dirigersi verso l’Arno dicendo: “L’Arno è in piena! L’Arno è in piena!”

Così provai ad accendere le luci: niente! La luce non c’era! Poco dopo scoprii che anche le linee telefoniche erano interrotte!

Arrivò voce di paese che a Firenze l’Arno era uscito dagli argini: il centro era allagato!

Nel pomeriggio passò una macchina del comune: una voce con il megafono avvertiva i paesani che la diga di Levane, per sicurezza, avrebbe dovute aprire le chiuse: era dunque prevista una maggiore piena. Le persone che abitavano nella parte bassa di Rignano vicino all’Arno, furono fatte evacuare.

C’era il pericolo che il ponte non reggesse alla pressione dell' acqua. Molte persone impaurite, in preda al panico con le auto salirono verso il Bombone; ci fu un “fuggi - fuggi” generale ed un dilagare di voci che annunciavano la rottura della diga di Levane.
Dopo qualche ora, il timore che la diga non resistesse passò,  ma  un comunicato avvisò che l’acqua non era potabile. Solo dopo alcuni giorni furono ripristinate le linee elettriche e quelle telefoniche, poi anche  l’acqua nelle case tornò ad essere potabile. 

Fu allora, che in televisione, vedemmo la “tragedia di Firenze”.  

La signora Antonella Catelani racconta

Ricordo che in quel giorno di novembre del '66 l’acqua dell'Arno veniva giù violentemente potandosi dietro pietre, tronchi e rami che danneggiarono la pigna del ponte.

Quando l’acqua si  abbassò di livello furono effettuati dei controlli: risultò che la pigna era molto lesionata e  per sorreggerla furono costruiti sostegni in cemento.

Per far transitare le persone fu costruita una passerella simile a quella che hanno costruito adesso.

 
Via del Molino durante l'alluvione dell'Arno del 1966

Irene Fusai racconta

Quando nonno Nicola, che viveva in Svizzera, veniva a trovarci per le feste mi portava spesso a spasso per Rignano.

Ricordo che una volta, avevo circa quattro anni, mi portò sul ponte, mi prese in braccio, mi fece sedere sul parapetto e poi, dondolandomi, faceva finta di lasciarmi cadere. Io avevo paura, però mi tranquillizzavo ascoltando le fantastiche storie che lui si inventava sui pesci dell’Arno che si intravedevano dall’alto  nell’acqua limpida.

Quando passo sul ponte ricordo sempre nonno Nicola, mattacchione e un po’ screanzato!  


Nonno Nicola

 
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