L’Arno, che scorre nel Pian dell’Isola senza incontrare ostacoli, viene ad incanalarsi in una stretta fra il Poggio di Rignano ed il Poggio di San Clemente, costituiti da dure rocce di alberese.
Probabilmente questo tratto del fiume, più stretto, fu  ritenuto vantaggioso per la costruzione del ponte… ma la sua storia è stata veramente travagliata.

Immagine aerea della piana di Leccio, di Rignano e del ponte.

Scrive Emanuele Repetti nel suo Dizionario geografico fisico e storico della Toscana:

"Il tratto di canale che separa il terzo bacino dal Val d’Arno di Firenze è diretto precisamente a settentrione. Esso è anche il più esteso di tutti, essendochè si percorrono lungo questa foce circa 9 miglia della nuova strada R. aretina.

-E’ racchiuso fra le propagini di Montescalari che si estendono nella direzione settentrionale sino al poggio di S. Donato, o Torre a Cona, mentre nell’opposto fianco trovasi assai prossimo alla montagna di Vallombrosa, da cui scendono i contrafforti di Rignano e dell’ Incisa.

Fra questi due punti esiste un profondo irregolare vallone pieno di scabrosi risalti, di rupi di macigno e di calcareo stratiforme, dove solamente di fertile si racchiude un angusto ripiano, detto dell’Isola e del Leccio.

Giunto Arno alla gola di Rignano, a forza di volte e rivolte tracciate fra la base meridionale della collina di Altomena e quella settentrionale del Poggio di Torre a Cona, dopo avere raccolto per via i due Vicani di Pelago e di S. Ellero, si svincola da quelle angustie sotto il colle di Volognano. - Qua l’Arno alla Sieve si marita per correre insieme nella direzione di occidente verso la pianura fiorentina…”pp.138-139.

I dissesti che hanno provocato la formazione di continue lesioni ed i numerosi crolli, che con regolarità sorprendente si sono costantemente verificati nel corso della plurisecolare vita del ponte, sono dovuti al lento, ma continuo movimento di carattere geologico che tende ad avvicinare il poggio di San Clemente al poggio di Rignano e, dunque, le imposte del ponte.

I rapporti scritti dai molti architetti ed ingegneri, che si sono succeduti nel corso dei secoli nello studio della situazione strutturale, del ponte hanno messo in evidenza che i dissesti si manifestavano sempre con gli stessi caratteri: la riduzione della luce dell’arco in riva destra di San Clemente e l’innalzamento della sua chiave di volta.

Sembra pertanto accertato che i dissesti siano sempre stati provocati dal fenomeno di avvicinamento orizzontale del poggio di San Clemente al poggio di Rignano.

E’ comunque  possibile che negli ultimi decenni siano stati  accentuati anche dall’effetto delle frenature dei mezzi pesanti.

Nella “Relazione tecnica” leggiamo infatti, che il dissesto dell’arco in destra può essere provocato da una “rotazione verso l’alveo del fiume della spalla lato San Clemente a causa sia della spinta delle terre che per l’effetto dinamico delle frenature dei mezzi pesanti provenienti dalla S.S. 69”.

 

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