San Leolino
Vescovo e Martire

Le notizie sulla figura di San Leolino, si trovano in un saggio scritto da don Umberto Ricci, intitolato “San Leolino, vescovo e martire. Appunti storici sulla sua vita e sul culto a lui prestato.” Tale saggio è stato pubblicato in "Corrispondenza". Periodico semestrale. Fiesole, Natale 1998, anno XVIII, numero 2.

Non esistono documenti che rivelino particolari della sua vita, ma San Leolino è un personaggio reale vissuto in epoche remote. 
Il suo nome deriva dal latino “leo” con l’ aggiunta del suffisso “inus”, in italiano  "Leoncino". Visse in un epoca molto lontana, probabilmente nel IV secolo dopo Cristo, un tempo storicamente oscuro, in cui i barbari invasero più volte la Toscana 
distruggendo, saccheggiando e  incendiando: molti documenti andarono probabilmente perduti. 
Il nome di S. Leolino non risulta nella serie cronologica di vescovi fiesolani, ma sappiamo che il catalogo 
presenta diverse lacune.

Nella diocesi di Fiesole e dintorni ben cinque chiese sono dedicate al Santo:

  1. San Leolino, detta volgarmente San Lorino, nella Val di Sieve,  comune di Londa (provincia di Firenze)

  2. San Leolino a Rignano, nel Valdarno fiorentino (provincia di Firenze)

  3. San Leolino a Panzano, nella vallata del Chianti (provincia di Firenze)

  4. San Leolino in Val d’Ambra, nel comune di Bucine (provincia di Arezzo)

  5. San Leolino in Conio, nella Val d’Elsa, comune di Castellina in Chianti (provincia di Siena)

Sono tutte chiese di antichissima origine e sono tutte pievi.
Non esistono altre chiese dedicate 
S. Leolino.

Il nome di San Leolino, nel territorio della diocesi di Fiesole e dintorni, venne attribuito anche a castelli feudali e a villaggi. Nei pressi della pieve di San Lorino, nella Val di Sieve venne costruito l’antichissimo castello S. Leolino che appartenne ai conti Guidi. Un altro castello San Leolino fu costruito, probabilmente nel X secolo, sopra un poggio, poco lontano dalla pieve di Rignano. Anch’esso appartenne ai conti Guidi. Questi grandi feudatari possedettero anche il castello di Panzano in Chianti dove si trova un’altra pieve dedicata a S. Leolino. Probabilmente proprio ai Conti Guidi si deve dunque il merito di aver fatto conoscere il nome ed il culto del nostro santo.

Ancora oggi a Firenze e nei dintorni, si trovano molte famiglie che portano il cognome “Sanleolini”.

Copertina dello studio che il proposto Umberto Ricci scrisse nel 1938       

Don Ricci, nella sua indagine storica, si domanda: “Di quale chiesa fu vescovo?"

Quindi afferma: “… ritengo che egli fu vescovo di Fiesole… Soltanto nel territorio soggetto alla diocesi fiesolana, sorsero le cinque chiese dedicate al nostro santo… anche se oggi due di queste e cioè S. Leolino di Val d’Ambra e S. Leolino della Val d’Elsa appartengono    rispettivamente alle diocesi di Arezzo e di Colle Val d’Elsa”  Ma sappiamo che la prima fu staccata dalla diocesi di Fiesole nel 1592, e che l’altra si trova comunque molto vicina al territorio fiesolano.
“Soltanto la diocesi fiesolana ebbe ragioni specifiche e motivi tutti particolari per stabilirne e conservarne 
il culto: prima ed ultima fra tali ragioni, quella di averlo avuto per apostolo e di essere stata testimone del suo martirio 
S. Leolino, per diffondere il vangelo, si spinse in molte impervie zone bagnate dall’ Arno e dalla Sieve. Morì martire durante una persecuzione che si scatenò nella valle della Sieve.  

Le notizie sulla morte di S. Leolino si trovano in un documento scoperto dal vescovo di Arezzo, mon. Benedetto Falconcini nel 1712, nella pieve di S. Leolino nella Val d’Ambra. Si tratta di un antifonario corroso dal tempo, relativo alla festività del Santo patrono. Ne riportiamo il testo in latino con traduzione a fronte.

IN FESTO S. LEOLINI EP. ET MARTYRIS Nella festa di S. Leolino vescovo e martire
Ad Laudes - Ant. - videns gens Siritanorum dicentes clamaverunt: magnus est Christianorum Deus, et crediderunt. Alle Lodi - Antifona – Il popolo dei Siritani, vedendo quelli parlare, gridarono: grande è il Dio dei Cristiani, e credettero.
Populus - Dominus regnavit etc. Popolo - Il Signore regnò etc. 
Ant. II Iussitferiri gladio Maximianus canis, non credens Dei filìum. Antifona II – Il cane Massimiano comandò che fosse ferito con la spada, non credendo al Figlio di Dio.
Populus - Iubilate Popolo - Esultate etc. ... 
Ant. III - Erant Angeli currentes in coelorum nubibus, animas suscipientes, ferendo coelestibus. Antifona III - Erano gli angeli, che correndo sulle nubi dei cieli, sostenendo le anime  e portandole ai celesti.
Populus - Deus, Deus meus etc. Popolo -  Dio, Dio mio etc. …
Ant. - Dum ferveret ... mortis .. sancto Crux ìrriprimitur ... ilaris Antifona – Mentre ardeva … della morte … al santo è impressa la croce… contento il Vescovo

Da un’attenta lettura del documento si possono ricavare le seguenti notizie.

S. Leolino fu un vescovo che subì il martirio nella vallata della Sieve dove morì per la fede che aveva predicato. 
Venne ucciso nel corso di una persecuzione ordinata da Massimiano, un rozzo generale, a cui Diocleziano, verso la fine del terzo secolo, affidò la direzione dell’Occidente.
L’appellativo “canis”, attribuito a Massimiano, rivela la violenza spietata con cui venivano massacrati i cristiani in questo periodo

Alcuni studiosi ritengono che l’espressione latina <<gens Siritanorum>> sia da tradurre <<gente di Sereto>> , ma secondo Don Ricci non è un’ipotesi sostenibile, perché Sereto è il nome di una località situata in alta collina nella parrocchia di S. Pietro a Montegonzi: la piccola cappella che vi si trova non è dedicata al nostro Santo e non porta la minima traccia di culto prestato ad un martire
L’espressione “gens Siritanorum” può essere più correttamente interpretata e tradotta con “gente e popolo dei Sivitani” ossia “gente e popolo della Val di Sieve”.
Furono dunque gli abitanti della vallata della Sieve che assistettero al martirio di S. Leolino. Fu ucciso con la spada e morì sereno, sorridente, sorretto dalla sua grande fede in Dio. L’antifonario rivela inoltre che, insieme a S. Leolino, vennero sacrificate anche diverse “pecorelle”, ossia altri cristiani. Una croce luminosa apparve, per miracolo, sul capo del santo qualche istante prima che spirasse. 

 

Nel Museo del Bargello a Firenze, si trova un antico sigillo che risale al XIII secolo: vi è rappresentata la figura del vescovo S. Leolino; intorno vi si legge “Chomunis Sa Liolino” in caratteri gotici.

In un antico volume del 1700, lo storico Giuseppe Maria Brocchi scrive: 
" Essendo io stato favorito dal (...) Manni della notizia d'un antico sigillo, che intorno al secolo decimoterzo apparteneva al Comune di S. Liolino, non sapendo però se a questo del Mugello, o a quello del Valdarno di sopra, ho giudicato bene il farlo incidere (...) leggendovisi intorno CHOMUNIS SA LIOLINO, scritto con carattere Gotico parte a rovescio, e parte a diritto"
Nel 1200 dunque, un comune, forse quello di Rignano, portava il nome di San Liolino.

 

percorso guidato

Lo stile romanico La Pieve di S. Leolino
L'esterno
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