Il restauro

Don Umberto Ricci, nel 1914, rispondendo al questionario per la visita pastorale del Vescovo Giovanni Fossà, scriveva che la pieve aveva buone condizioni statiche, buon tetto, finestre ed inferiate chiuse, pareti esterne pulite. E nel 1931 scriveva ancora: “Dall’ultima Visita Pastorale furono eseguiti dei buoni restauri…”.
Ma dopo la costruzione di una nuova chiesa nel centro del paese, nel 1954, la pieve si venne a trovare in uno stato di abbandono che ne ha causato, in parte, un grave degrado.

Nel 1980 ebbero dunque inizio i primi interventi sulla pieve: si accertò lo stato di conservazione delle strutture fondali e di elevazione.
Le analisi compiute confermarono che il grave stato di dissesto era provocato da fenomeni franosi che interessavano tutto il versante collinare a nord dell’abitato di Rignano.

Gli interventi, tuttavia, procedevano con molta lentezza. Nel settembre del 1993 Franco Piri Focardi scrisse una lettera determinante nell’attivare il processo di sensibilizzazione che ha salvato la pieve.

Al Parroco Don Giovanni  Sassolini     
e p. c. Al Sindaco Sig. Piero Certosi 

    Scrivo, non conoscendo le varie competenze, ad entrambi questa lettera per ricordarvi una situazione da Voi ben conosciuta.
Domenica 19. 9. 93 in una  mia rara passeggiata per Rignano sono giunto alla Pieve  di San Leolino, erano molti anni che non la vedevo, e nonostante mi avessero ampiamente raccontato il  penoso stato nella quale languiva, ne sono rimasto sconcertato.
Ad aggiunger pena e' stato il fortuito incontro di una coppia  di fiorentini fin qui venuti per vedere  la ben segnalata Pieve del XI sec. . Si aggiravano  disorientati in mezzo  alla foresta (e non credo di esagerare!), quando, parlando, mi hanno chiesto  il perché di tale  situazione. 
In  quel momento  mi sono  veramente vergognato di essere cittadino rignanese, perché non trovavo una risposta alla loro domanda.
Ecco, io la giro a Voi questa domanda: perché?
Non chiedo il restauro (anche se lo desidero), so che e'  molto costoso , Belle Arti, ecc.. Ma una  ripulitura, per conservare questo edificio così prezioso per la  nostra memoria paesana (e non ), consegnatoci da mani millenarie, questo si
Perché far crescere quella foresta?   Le  radici delle  piante  distruggono ancora di più quanto rimane.
E possibilmente togliere anche quelle recinzioni ormai inutili, perché rotte .
Quanto sarebbe più consona una catena  su alcune colonnette  per impedire  l'accesso  alle auto e  libero il  passo a quanti desiderano godersi quelle bellezze! E la casa ormai in frantumi , abbattere le parti pericolanti o ristrutturarla!
Insomma, io vi  chiedo un  intervento rapido, per arrestare questo stato di  abbandono che offende  l'animo e la memoria di ogni abitante di Rignano .

                                                                                Distinti saluti

    Rignano s/Arno  22/09/93                    Franco Piri Focardi

Nell’ottobre del 1993 fu indetta una riunione pubblica per sensibilizzare i cittadini di Rignano sulla necessità di agire per salvare la pieve e nel gennaio del 1994 nacque il Comitato per il restauro della pieve: CO.RE. PI.

Così ha sintetizzato le tappe significative del Comitato il suo Presidente, Mario Spolverini:

  • Novembre 1994 - rilievo della pieve effettuato da studenti dell'Università di Firenze Facoltà di Architettura;

  • Luglio 1995 - conferenza dei servizi per il cofinanziamento del restauro da parte del Comune, della Regione, della Curia;

  • Maggio 1997 - ulteriore finanziamento da parte del Comune, della Provincia, della Curia;

  • Novembre 1998 - termine dei lavori di consolidamento;

  • Giugno 2000 - termine lavori restauro interno, dedicazione della chiesa e consacrazione dell'altare;

  • Novembre 2000 - fine lavori esterni e inaugurazione finale.

Gli interventi di restauro, sollecitati con determinazione e fermezza dal Comitato, si sono susseguiti rapidamente. Tutti gli organi competenti si sono attivati: Ministero per i Beni e le Attività Culturali,  Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Firenze, Regione Toscana, Parrocchia di S. Leolino e Comune di Rignano, tutti uniti insieme all'attivissimo "Comitato per il restauro della Pieve di S. Leolino", hanno contribuito, a seconda delle proprie disponibilità e competenze , con mezzi finanziari e supporti scientifici, al risultato finale.

Notevole è stato anche il contributo delle stesse maestranze: i muratori che hanno lavorato al restauro si sono  personalmente appassionati e hanno mostrato di comprendere il valore dell’opera che erano chiamati a realizzare, sentendosi parte di una grande squadra.
Don Giovanni è stato un infaticabile animatore, sollecitando tutti spiritualmente e materialmente: ha spesso mostrato un’agilità sorprendente vestendo i panni del carpentiere.

È stata eseguita una bonifica idraulica sul territorio convogliando ed allontanando le acque circolanti nel sottosuolo in trincee drenanti profonde tre e mezzo, cinque metri, da cui partono bracci secondari che provvedono ad eliminare eventuali apporti idrici, ed isolando tutta l’area dei terreni di fondazione.
L’intero edificio della pieve è stato consolidato e restaurato: tutte le lesioni delle pareti e delle strutture fondali sono state saturate col metodo del “reticolo cementato” che prevede l’inserimento di barre d’acciaio in fori praticati nella muratura e la successiva iniezione di biacca di cemento. 

Sulla sommità sono stati posti cordoli allo scopo di incatenare le strutture sottostanti.
Ora l’edificio ha una “rigidezza flessionale” capace di assorbire le eventuali sollecitazioni che potrebbero verificarsi in futuro.

 

 

 

 

la realizzazione del cordolo

All’architetto Simone Baci è stato affidato il compito di realizzare un progetto per integrare lo spazio del sagrato della pieve con lo spazio absidale: cercando di ridurre al minimo l’impatto ambientale, l’architetto ha provveduto a costruire un muro rettilineo nel primo tratto, che prosegue con linea curva e rispettosa del profilo delle absidi, nel tratto posteriore.

A conclusione dei lavori di restauro Mario Lolli Ghetti, Soprintendente dei Beni Ambientali e Architettonici della Provincia di Firenze,  ha riferito sul costo dell’intervento scrivendo:
“…vorrei evidenziare il costo relativamente contenuto di questo impegnativo intervento £3.570.000.000 a fronte di un tempo di esecuzione che si può, grosso modo far coincidere con il decennio 1990-2000.”

Il Presidente del Comitato, Mario Spolverini riflette:
Adesso non resta che continuare a preservare con affetto questo bene ritrovato, tutelandolo anche da improbabili abbandoni. Tuttavia la cosa che mi preme di più è riuscire a trasmettere il senso di arricchimento personale che tutta questa vicenda ha suscitato in ognuno di noi, con la speranza che quanto fatto possa anche essere di esempio per altre situazioni, in altri luoghi, e chi sa, in altri tempi; per noi tutti resti l'insegnamento e la testimonianza che, quanto abbiamo fatto, potrebbe forse essere esteso anche ad eventi della
nostra vita, così otterremmo, per noi stessi e per gli altri, molti più risultati di quanto non avvenga oggi”

Il vescovo di Fiesole, Monsignor Luciano Giovanetti ha scritto:
“La pieve di S. Leolino è “ un luogo della memoria di massima importanza, sia per il suo pregio storico artistico sia per il suo valore di simbolo della comunità stessa. Infatti la Pieve si identifica storicamente con le origini della bella
cittadina di Rignano sull’Arno, situata sulla riva sinistra dell'omonimo  fiume e di cui si hanno notizie a partire dall’anno mille. Il borgo, il primo nucleo urbanisticamente organizzato, sorse proprio nelle vicinanze di questa Pieve.”

Don Giovanni Sassolini, con grande soddisfazione, ha scritto:
“In quest’anno del Grande Giubileo celebrato dalla chiesa cattolica in tutto il mondo, nel nostro piccolo angolo di campagna, ai bordi del paese, dopo mille anni dalla sua costruzione e dopo mezzo secolo di abbandono, rivive la vecchia Pieve, il monumento simbolo e anima spirituale. E’ la memoria storica di un popolo di umili e poveri contadini medioevali, ma grandi nella fede e nella civiltà.
Quello che tutti insieme abbiamo fatto per la pieve era un obbligo di riconoscenza a chi in questi dieci secoli ci ha preceduto, ed il recupero attuale è la garanzia di valore e di senso che, come seme, affidiamo al futuro.
Proprio ora ci accorgiamo quanto sarebbe stato grave l’aver abbandonato queste pietre alla distruzione e alla morte. Per questa nuova vita siamo contenti che il nostro paese abbia ritrovato, ora più grande e più ricca del passato, la sua origine e a sua madre.”

Conoscere, studiare e proteggere le opere che gli antichi, vissuti nel nostro territorio, ci hanno lasciato, significa ritrovare le  nostre radici per scoprire, conservare e valorizzare la nostra stessa identità.

 

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