La vetrata

La vetrata è stata realizzata su bozzetto di Franco Piri Focardi, che ha riprodotto l'immagine di S. Leolino come appare nell'antico sigillo, curandone, in modo particolare, il cromatismo. 
Su consiglio del parroco, don Giovanni Sassolini, sono poi state apportate piccole modifiche al cartone originario: il copricapo conico, che i vescovi portavano nel 1300, è stato sostituito dalla mitra a due punte; sul lato sinistro in basso è stata riprodotta una foglia di palma.
Nell'Apocalisse, infatti, di "coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione"  è scritto che "tutti stavano in piedi davanti al trono dell'Agnello,avvolti in vesti candide e portavano palme nelle mani" 
(Apocalisse 7-9)
La palma sempreverde è metafora della vita eterna.

La vetrata è stata realizzata dalle Vetrerie Artistiche Fiorentine


Così racconta Franco Piri Focardi:

"Fu per uno scrupolo di coscienza che mi decisi ad andare a vedere la vetrata in fase di costruzione, prima cioè che venisse assemblata e saldata con il piombo.

Non è così semplice organizzare con me una uscita, ma Mauro Pratellesi, un amico che si era appassionato fin dalla realizzazione del bozzetto all’idea di quella vetrata, si era offerto più volte per guidare il furgone ed accompagnarmi per quella ispezione insieme a mio padre ed a mia sorella. Giunti nella zona industriale di Sesto in mezzo a decine di capannoni anonimi, trovammo, in uno di questi, i vetrai che attendevano il nostro arrivo. Spostarono un po’ di materiale per far entrare la mia carrozzina e passai  attraverso vetrate in costruzione e scaffali zeppi di vetri colorati.

Ma quando apparve il nostro S. Leolino sul tavolo luminoso restammo sconcertati: i colori che avevo previsto nel bozzetto non coincidevano. Mi caddero le braccia! Sembrava impossibile potervi porre rimedio, ma i vetrai, esperti artigiani, ci dissero di non preoccuparci e di spiegar loro con precisione  quello che non andava.

“Tutto!” Scherzai amaramente.

Sorse un nuovo problema: dalla carrozzina la mia visuale sul tavolo luminoso, dove era disposto il mosaico dei vetri e dove avrebbero dovuto lavorare, era pessima e non mi dava la possibilità di decidere le correzioni in maniera adeguata. Fu proprio il caso a venirmi in aiuto, perché proprio davanti al tavolo c’era un montacarichi sul quale con un pò di peripezie riuscii a salire e... mandato verso l’alto ebbi la visione completa del lavoro che dovevo controllare. Mauro salì con me per documentare con delle foto le varie fasi di lavoro.

Cominciai a dare le istruzioni. “Via quel rosso, là un giallo, lì ritagliare, là spostare; dovrei rivedere quel blù, c’è un’altra tonalità? Forse è meglio incastrarlo con un rosso. Mi raccomando: niente sfumature dipinte con il nero!
C’era un ritmo febbrile, il tempo scorreva via inesorabile ed io sapevo di non avere un’altra occasione: tutta la partita si giocava in quel momento!
Il vetraio fedele e veloce eseguiva, sudando, le mie istruzioni. Nel silenzio si sentiva il graffiare del diamante ed il colpo secco con cui si spaccavano i pezzi di vetro.
Si cambiarono e si modificarono oltre cinquanta pezzi.
Ormai la serata stava finendo, osservai intensamente la vetrata e, infine, abbastanza contento del risultato raggiunto, dissi: “basta!”

Durante il ritorno ci trovammo tutti d’accordo: quel viaggio era stato fondamentale per la sorte della vetrata e anche se non tutte, molte cose erano state rimesse al loro posto!

 

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