Le miniere di Figline Valdarno
Le miniere di lignite sfruttavano un banco creato dal deposito di tronchi, rami e foglie carbonizzati formatosi nel corso di centinaia di migliaia di anni, a causa del lento sprofondamento del terreno su cui vegetava una rigogliosa foresta. Le acque, ricche di argilla portata dai fiumi, coprirono infine la vegetazione ed i sedimenti favorirono la fossilizzazione del legno, un processo biochimico che produce, lentissimamente, lignite e carbone. La lignite dei giacimenti del Valdarno ha un'età di circa 2,5 milioni di anni.
La maggior parte dei giacimenti utilizzabili erano localizzati nei comuni di Castelnuovo dei Sabbioni e San Giovanni Valdarno, al confine col Comune di Figline, dove si trovavano giacimenti di minor importanza.
Abbiamo usato il tempo "passato prossimo", perché ormai i giacimenti sono esauriti.
Le origini dello sfruttamento minerario
La "coltivazione" dei giacimenti di lignite a sud del Comune di
Cavriglia inizia intorno al 1860. Viene ritenuto il maggior giacimento d’Italia,
e interessa anche la zona di Gaville, nel Comune di Figline.
I giacimenti arrivavano fino allo spessore di 30 m. (ma il banco geologico si
ritiene abbia uno spessore di circa 200 m).
Lo sfruttamento della lignite, impiegata anche per il riscaldamento domestico, venne favorito dal completamento della ferrovia Firenze-Arezzo nel 1866.
1891
Nel Comune di Figline risulta in attività una miniera di lignite bruna, di
proprietà del duca di Broglie, che straeva 1400 t l’anno, a 6 lire la t.
Occupati: 4 nel 1890, 9 nel 1892, pigionali e mezzadri.