1883, entra in funzione la vetreria di Onorato Luraghi, che ne possedeva già una a Porlezza (Como). Localizzata tra la strada per Reggello e la ferrovia, su terreni già interessati dai lavori per la massicciata della ferrovia. L’area venne liberata (e distrutta una casa colonica) con l’intervento economico del Comune. La dirige Luigi Bernardi di Figline.
200 dipendenti, con tecnici venuti da fuori
- 2 forni di fusione a gas (uno a bacino e uno a crogiuolo)
- 14 forni per la tempera
- una macina animata da motore a vapore di 5 cv
- 2 gasogeni Siemens
Produzione:
- bottiglie
- damigiane scure
- barilotti
commerciate nel centro italia (Fi-Ro-Na)
Lavorava in continuo (24 ore) per 9-10 mesi.
1880-85
crisi dei prezzi agricoli
Mancata produzione vinicola per 2 anni (fillossera?)
Concorrenza dalla Germania
1887
crisi delle vetrerie Luraghi, chiuse ambedue (Porlezza e Figline)
La Società Vetraria Valdarnese
1903
La vecchia vetreria Serristori chiude e si trasferisce nei locali della ex-
vetreria Luraghi, con la denominazione di Soc. Vetraria Valdarnese.
1907
addetti:
- 40 operai vetrai
- 20 operai comuni
- 4000 f rivestitrici a domicilio
lavoro continuo su 100 gg l’anno
orario di lavoro: 10 ore
salario: 2 £
le impagliatrici guadagnavano £ 2-2,25 ogni 100 fiaschi rivestiti.
1911
Assorbita dall’Unione delle Vetrerie Toscane, direzione generale a Empoli.
Indotto: 3 az per la rifinitura e l’impagliatura delle damigiane, 28 op
1914-15
sospesa l’attività
1916
Ora Soc. Anonima Vetreria Valdarnese
- 55 operai
1926
passa alla ditta Taddei & C di Empoli (con stabilimenti anche a
Empoli e Pisa)
1930
140 op circa
1938
175 op e 500 lavoranti a domicilio per l’impagliatura
salari:
- operaio ausiliario > 12 – 16,8 £ al giorno
- damigianaio o vetraio fiascaio > 35 – 40 £
vetrai provenienti anche da fuori
1937
consumi energetici:
- 1800 t di antracite e litantrace
- 1500 t di lignite
- 50 t di nafta
- 95.000 kwh per i 12 motori elettrici
Dopo la Seconda Guerra Mondiale la vetreria riprese l’attività nel 1946 e venne inglobata nella Società IVI (Industria Vetraria Italiana) ma fu travolta dalla crisi che colpì il settore vetrario.
Nel 1950 occupava circa 320 addetti e dava lavoro a circa 800 donne per la rivestitura dei fiaschi.
Nel 1952 licenziò tutti gli operai e, malgrado due tentativi di riprendere la produzione, nel 1954 cessò ogni attività. La società Taddei, formale proprietaria della fabbrica, fallì nel 1957. (aveva un'altra vetreria a S. Giovanni?)
L'Industria Vetraria Figlinese
La fabbrica venne rilevata dagli operai che fondarono nel 1957 l’Industria Vetraria Figlinese, con 80 soci fondatori.
Negli anni ’60 la vetreria fu ammodernata con nuovi impianti e gli anni ’70 furono quasi del tutto positivi, ma a partire dal 1978 l’industria tornò in crisi, pare a causa di errori di gestione, che portarono a un grave sbilancio nei conti. Nel 1983 la vetreria chiuse e l’Industria Vetraria Figlinese fu sottoposta a concordato preventivo.
Le materie prime nel 1961:
- sabbia silicea, materia base del vetro, proveniente da Massa, Sticciano (Roccastrada)
e Cuneo;
- polvere di marmo, da Carrara;
- pietrisco calcareo, dalle Dolomiti;
- carbonato di soda, da Rosignano Solvay.
Per il rivestimento dei fiaschi si usavano le foglie della sala o stiaccia (Tipha latifolia), una pianta palustre che cresce lungo i corsi d’acqua (Arno e affluenti), ma veniva anche importata dal ferrarese.