Considerazioni preliminari sul Valdarno

 

I maggiori centri industriali del Valdarno Superiore sono, e sono sempre stati, S. Giovanni e Montevarchi, non inclusi in questo lavoro, che riguarda esclusivamente i comuni di Figline Valdarno, Incisa Valdarno, Reggello e Rignano sull'Arno.
Elementi-chiave dell'industrializzazione della valle furono la costruzione della ferrovia Firenze - Arezzo - Roma (1862-66) e l'entrata in funzione della ferriera di San Giovanni Valdarno (1872-73), strettamente legata allo sfruttamento delle miniere di lignite.

Il ponte stradale sull'Arno a Figline venne costruito nel 1843.

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Le grandi imprese sono nate quasi tutte per lo sfruttamento di risorse locali:
- l'acciaieria di San Giovanni, la Soc. Toscana Azoto per sfruttare la lignite;
- i cementifici e le fornaci di laterizi per sfruttare l'alberese e l'argilla locale (e la lignite per la cottura)
Le vetrerie, nate invece per soddisfare un mercato locale (quello dei produttori di vino in fiaschi e damigiane) hanno però goduto delle risorse energetiche locali (gas e elettricità dalla lignite).

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Il Valdarno di sopra è strettamente legato alla conurbazione di Firenze-Prato-Pistoia, che rappresenta l’area trainante dell’intera economia toscana. Il Valdarno è stato, ed è in parte ancora, un’appendice della piana urbanizzata e industrializzata fiorentina.

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Le industrie, come l’acqua, si allargano nelle pianure, lungo le maggiori vie di comunicazione. Se la ferrovia ha avuto un ruolo nello sviluppo dell'industria locale fino al 1940, in seguito sono state le strade, ed i camion, a rappresentare il mezzo di trasporto di maggior interesse per le industrie.
A partire dagli anni '60 l’autostrada ha favorito la riconversione delle vecchie industrie e la localizzazione delle nuove.
Oggi la ferrovia serve soprattutto ai pendolari che vanno in città per lavorare o studiare.

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Sulla localizzazione delle nuove industrie non vanno trascurati motivi fiscali ed urbanistici. Non è un caso se nuove industrie lungo l'autostrada furono costruite ad iniziare dai comuni di Reggello e Pian di Sco. 
Pian di Sco godeva di un regime fiscale favorevole in quanto "territorio depresso", mentre Reggello favoriva gli insediamenti produttivi con minore pressione fiscale sui terreni edificabili e con piani urbanistici permissivi.

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