Il cementificio di Incisa Valdarno
1867
Tommaso Dell’Ogna, fabbricante di calce
1886
Falorni Giovanni & C., fabbrica di calce idraulica, 52 addetti (comprese
10 donne e 5 fanciulli). Localizzato di fronte alla stazione ferroviaria
1892
Fabbrica di piastrelle in cemento per pavimenti, ditta Falorni Giovanni e C.
1898
Il cementificio conta 80 operai, coinvolti nei moti del macinato.
1900
Medaglia d’argento all’esposizione universale di Parigi per la produzione
di calce idraulica e cemento.
1902-8
Giovanni Falorni sindaco di Incisa
1911
Occupa 181 addetti: 130 adulti m, 46 fanciulli (sotto i 15 anni) e 5 donne.
Fabbrica anche le piastrelle per pavimenti.
1919
I problemi causati dalla Guerra e le notevoli spese affrontate per costruire il nuovo stabilimento costringono i Falorni a cedere la fabbrica alla società Fabbriche Riunite Cemento e Calci. La società, con sede a Bergamo, era controllata dalla famiglia Pesenti e copriva oltre il 50% della produzione nazionale di cemento. Da questa società nascerà la Italcementi.
1944-45
Gli operai del cementificio riescono a salvaguardare parte degli impianti
dalle distruzioni programmate dai guastatori tedeschi per proteggere la ritirata
della Wermacht.
Nascondono parte degli impianti e degli strumenti di lavoro nelle gallerie, e le fanno franare. Dopo la guerra questi materiali permetteranno un rapido ritorno alla produzione del cemento.
1947
La Italcementi manifesta la volontà di chiudere l'impianto che, a suo parere, è tecnologicamente arretrato. Dispone infatti solo di forni verticali e non rotanti, più produttivi. Lamenta poi la mancanza di materia prima (pietra alberese bianca) sul posto e poi difficoltà finanziarie.
1949
Tra la fine del 1948 e i primi del 1949 gli ultimi 57 operai ricevono la
lettera di licenziamento. Decidono di occupare la fabbrica. Nel mese di marzo,
di notte, le forze dell'ordine fanno sgomberare la fabbrica. Gli operai ricevono
la solidarietà della popolazione manifestata con una marcia di protesta. Incisa
viene presidiata dai carri armati!
La chiusura del cementificio assesta un grave colpo all'economia di Incisa. Ai
suoi abitanti non resta che cercare lavoro a Firenze.
1949
Chiusura del cementificio, malgrado l’opposizione degli operai.
1915-1922
Attività di una fabbrica di mattonelle pressate e lavori in cemento, dell’ing.
Luigi Cabrini.
1927-31
La società Ferrati Virgilio & C. produce cemento artificiale Portland,
ma chiude a seguito della crisi scatenatasi nel 1929.
Un altro cementificio, localizzato al Vivaio, iniziò a funzionare pochi anni prima della Seconda Guerra Mondiale. La fabbrica era di proprietà della Industria Nazionale Cementi Idraulici Società Anonima (I.N.C.I.S.A.). Passato alla S.A.C.C.I., cessò la produzione nel 1966.