2003 - 2004

  Speciale Omaggio alla "G. Papini"
 

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Speciale:
Omaggio alla
"G. Papini"


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Una squadra eccezionale

Ero lì per un motivo ben preciso: dovevo a tutti i costi salvarla! Non potevo lasciarla sola al suo destino!! Non era giusto! Lo dovevo fare, o non mi sarei più chiamata Selene Straus!

Oramai eravamo vicini, mancava poco e poi ci saremmo riusciti!

La mia intenzione era forte, ma non ce la facevo più, erano passate 60 lune da quando eravamo partiti: io, Merry, Vale e Sara.

Durante il viaggio si era aggiunto a noi un tipo losco, chiuso, che non prometteva niente di buono: Santo.

Le nostre tristi e faticose giornate erano rallegrate dalle battute di Merry, che venivano spontanee tra una ghianda e l’altra.

Anche l’ambiente non ci aiutava affatto: quel bosco rispecchiava l’aspetto subdolo di Santo, era un bosco diverso, arbusti violacei e piante di fagioli altissime. Tutti noi ci chiedevamo: “ Piante di fagioli? Ma non siamo mica nella favola del fagiolo magico!!!”

Ogni volta che facevo un passo dei brividi mi percorrevano la schiena. Io ero coraggiosa e non mi arrendevo mai, ma a tutto c’è un limite, anche Ulisse nella grotta di Poliremo ebbe paura, tuttavia lui, al contrario di me, l’aveva saputa controllare!

Ma la cosa che mi spaventava di più era il nemico che dovevo affrontare:

nessuno l’aveva mai visto, anche se tutti ne parlavano; era il più furbo e bravo cacciatore di frodo, riusciva sempre a scamparla, era avvolto nel mistero.

“ Io non ne posso più! Voglio tornare a casa! Ho fame, mi fanno male i piedi, lo dico e lo ribadisco: voglio tornare a c-a-s-a!” esclamò per l’ennesima volta Sara.

“ Pensi che noi stiamo bene, che ci stiamo divertendo!? Sei solo una fannullona, non fai altro che lagnarti!” Le rispose Vale.

Sara si lamentava sempre, mentre Vale la rimproverava: erano molto diverse, anche se si conoscevano da quando erano nate e avevano vissuto insieme. Una completava l’altra, come due semicerchi che insieme formano una circonferenza, un anello che univa ed avrebbe sempre unito le due.

Ad un certo punto Santo fece un’affermazione alquanto strana, che aumentò i miei sospetti: “Allora siamo venuti qui per la tigre, la tigre bianca intendo!?  

Io gli risposi con tono severo: “ Sì, certamente, perché mi fai questa domanda? E’ dall’inizio del viaggio che ne parliamo!”

Lui rispose in una maniera ancora più bizzarra della domanda stessa, pensai persino che fosse un mafioso: “ Ei picciotta, io posso fare le domande che mi pare e piace!Mi hai capito? Io sono libero, quando mi sono unito a voi nessuno mi ha detto che era vietato fare domande, quindi……”

Io stupita, ma nello stesso tempo perplessa risposi: “ No, no… Hai ragione! Perfettamente ragione!”

Mi stupiva sempre di più! Non capivo “un accidente” di lui!

Era quasi notte, allora decidemmo di accamparci in una radura molto ampia e protetta da fitti cespugli di viburno e felci.

Ci mettemmo subito a dormire, dovevamo essere in forma per il giorno successivo; eravamo quasi arrivati, eravamo vicinissimi!

Ci chiudemmo nei sacchi a pelo, ma dopo cinque minuti sentii un rumore, mi girai di scatto, per fortuna era soltanto Merry, che con i suoi dentoni stava sgranocchiando una ghianda gigantesca.

Mi riaddormentai, ma fui, di nuovo, bruscamente svegliata: stavolta non era Merry, era Santo, che si era alzato e si era posizionato dietro un cespuglio: prima pensai che avesse un impellente bisogno fisiologico, ma poi sentii un’altra voce…..

Mi alzai delicatamente e quatta come un gatto mi appostai a sentire i loro discorsi: vidi un uomo vestito di nero, con un cappuccio in testa che gli copriva la faccia, che dava ordini a Santo, lui lo chiamava “capo”, ascoltai la loro conversazione: “ Domani arriveranno alla base e io sarò lì ad aspettarli, se non faranno presto la tigre sarà imbarcata su un traghetto e portata all’estero, al mercato nero, per essere venduta al miglior offerente! Ah, ah, ah!”

“ Cercherò in ogni modo di ritardare il cammino!”

La mattina successiva parlai di quello che avevo visto e soprattutto sentito agli altri; come pensavo Vale fu la prima a credermi, anche lei sospettava qualcosa.

Decidemmo di sbrigarci, Santo dormiva ancora; piano, piano uscimmo dalla radura e poi corremmo più veloce che potevamo: riuscimmo ad arrivare prima del previsto.

Ci fermammo di colpo; vedemmo il traghetto che doveva portare via la tigre, allora ci venne un’idea: dato che non avevamo coltelli con noi pensammo di mandare Merry, che con i suoi dentoni rosicchiò la corda che teneva attraccato il traghetto, così incominciò ad allontanarsi ondeggiando.

Dovevamo solo trovare la tigre.

Io e Vale la vedemmo, stavamo per gridare dalla gioia, ma per fortuna ci trattenemmo a vicenda.

Il problema era che il nemico era lì, che si guardava intorno con aria vigile.

Merry tirò fuori il suo “bazooka” e cominciò a sparare ghiande dalla parte dov’eravamo noi e dunque, dalla parte opposta a quella della tigre. Noi non capivamo cosa stesse combinando, mi venne un lampo: compresi che Merry faceva così in modo da distrarre il nemico, in questo modo noi avremmo avuto via libera.

Fu così! Io feci una corsa, aprii il gancio che teneva la tigre prigioniera ed insieme scappammo.

Ce l’avevamo fatta: non ci potevo credere! E il merito era di tutta “la squadra”… senza Vale, Sara e Merry, non ce l’avrei mai fatta.

“Grazie amici” dissi io, dopo aver ripreso fiato, ed insieme ci avviammo verso casa.

Sara disse: “ Io lo sapevo fin dall’inizio che Santo era un traditore! L’ho sempre saputo, ma nessuno mi dava retta!”.

Tutti ridemmo: com’era presuntuosa!  

Con Merry che saltava da una mia spalla all’altra ce ne andammo… Era troppo forte quello scoiattolo!!!

Selene Aglietti, classe 2°C 

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