2003 - 2004

  Speciale Omaggio alla "G. Papini"
 

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Speciale:
Omaggio alla
"G. Papini"

 


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Sono un marinaio al servizio di Atonia Pigafetta nel primo viaggio intorno al mondo

Diario di bordo. 18 ottobre 1520

Stiamo salpando da questo posto, perché il nostro Ammiraglio Magellano ha deciso che l’attesa era troppo lunga e snervante, cosa su cui noi concordiamo in tutto e per tutto.
Mi è stato affidato uno dei ruoli più importanti di questa spedizione,quello di vedetta.
Qualche ora dopo, avvisto un’insenatura costellata di pini e abeti gocciolanti di rugiada, sembra che la parete pulluli di diamanti, posso affermare che è uno spettacolo mozzafiato, ma decido di non riferirlo all’Ammiraglio perché l’insenatura non è abbastanza profonda per essere il passaggio cercato.
Ci fermiamo poco dopo, per far scorta di viveri e di acqua, in un’altra insenatura piena di buoni pesci freschi più lunghi di un braccio.
Il resto dell’equipaggio,dopo aver mangiato,si ritrova a sognare ad occhi aperti su quello che tutti avrebbero fatto con i ricavi della vendita delle spezie. Abbiamo visto un Paragone correre verso di noi con una lancia in pugno, lo abbiamo bloccato e portato a bordo con la forza.
Nel corso del viaggio vediamo varie insenature ma nessuna più lunga di dieci leghe, quindi continuiamo verso sud; ci fermiamo molto raramente, solo per rifornirci di acqua e di viveri. Verso sera l’equipaggio inizia a mormorare qualcosa sulla possibilità di tornare indietro, ma io sono sicuro, come sono sicuro che la terra è rotonda, che lo stretto non sia molto lontano.

Diario di bordo. 17 novembre 1520

Siamo in prossimità di una nuova insenatura, ma come molte altre non è molto profonda e il morale dell’equipaggio è molto basso.
Poche ore dopo avvisto altre due insenature ma poco profonde. Scherzo del destino, quando stiamo per arrenderci e tornare indietro e il morale è ormai sotto zero, avvisto un’insenatura di circa venti leghe: ovvero fin dove posso vedere; è costeggiata da due pareti di pietra scoscese e coperte di neve.
Quando stiamo pensando che la parte difficile della nostra avventura per mare fosse arrivata alla fine, una tempesta ci fa quasi sbattere contro gli scogli, ma per fortuna è con noi l’Ammiraglio Magellano che, con una manovra magistrale, riesce a salvarci.
L’Ammiraglio allora decide di mandare avanti le navi Sant’Antonio e Concèption per verificare se il passaggio a lungo cercato è questo, a patto che tornino entro cinque giorni.

Diario di bordo. 22 Novembre 1520

Vediamo tornare le due navi accompagnate dal vento in poppa e dalle grida e dalle bombarde scaricate dagli equipaggi: con grande ansia generale attendiamo euforicamente il racconto dei due equipaggi.
Raccontano di aver visto il grande oceano oltre lo stretto, quindi decidiamo di chiamare il passaggio: “Stretto di Magellano”, in onore del nostro grande Ammiraglio e questa terra : “terra del fuoco” perché, malgrado la neve e malgrado il fatto di non aver visto anima viva, durante la notte sulle alture vediamo dei fuochi costellare la montagna.
Durante una convocazione dello stato maggiore è stata presa la decisione di continuare.
Pochi giorni dopo ci ritroviamo di fronte all’oceano Pacifico e l’Ammiraglio Magellano decide di continuare verso ovest.

Giulio Stefanelli, classe2°C

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