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Sono
un marinaio al servizio di Atonia Pigafetta nel primo viaggio intorno al
mondo
Diario
di bordo. 18 ottobre 1520
Stiamo
salpando da questo posto, perché il nostro Ammiraglio Magellano ha deciso
che l’attesa era troppo lunga e snervante, cosa su cui noi concordiamo
in tutto e per tutto.
Mi è stato affidato uno dei ruoli più importanti di questa
spedizione,quello di vedetta.
Qualche ora dopo, avvisto un’insenatura costellata di pini e abeti
gocciolanti di rugiada, sembra che la parete pulluli di diamanti, posso
affermare che è uno spettacolo mozzafiato, ma decido di non riferirlo
all’Ammiraglio perché l’insenatura non è abbastanza profonda per
essere il passaggio cercato.
Ci fermiamo poco dopo, per far scorta di viveri e di acqua, in un’altra
insenatura piena di buoni pesci freschi più lunghi di un braccio.
Il resto dell’equipaggio,dopo aver mangiato,si ritrova a sognare ad
occhi aperti su quello che tutti avrebbero fatto con i ricavi della
vendita delle spezie. Abbiamo visto un Paragone correre verso di noi con
una lancia in pugno, lo abbiamo bloccato e portato a bordo con la forza.
Nel corso del viaggio vediamo varie insenature ma nessuna più lunga di
dieci leghe, quindi continuiamo verso sud; ci fermiamo molto raramente,
solo per rifornirci di acqua e di viveri. Verso sera l’equipaggio inizia
a mormorare qualcosa sulla possibilità di tornare indietro, ma io sono
sicuro, come sono sicuro che la terra è rotonda, che lo stretto non sia
molto lontano.

Diario
di bordo. 17 novembre 1520
Siamo
in prossimità di una nuova insenatura, ma come molte altre non è molto
profonda e il morale dell’equipaggio è molto basso.
Poche ore dopo
avvisto altre due insenature ma poco profonde. Scherzo del destino, quando
stiamo per arrenderci e tornare indietro e il morale è ormai sotto zero,
avvisto un’insenatura di circa venti leghe: ovvero fin dove posso
vedere; è costeggiata da due pareti di pietra scoscese e coperte di neve.
Quando
stiamo pensando che la parte difficile della nostra avventura per mare
fosse arrivata alla fine, una tempesta ci fa quasi sbattere contro gli
scogli, ma per fortuna è con noi l’Ammiraglio Magellano che, con una
manovra magistrale, riesce a salvarci.
L’Ammiraglio allora decide di mandare avanti le navi Sant’Antonio e Concèption per verificare se il passaggio a lungo cercato è questo, a
patto che tornino entro cinque giorni.
Diario
di bordo. 22 Novembre 1520
Vediamo
tornare le due navi accompagnate dal vento in poppa e dalle grida e dalle
bombarde scaricate dagli equipaggi: con grande ansia generale attendiamo
euforicamente il racconto dei due equipaggi.
Raccontano di aver visto il grande oceano oltre lo stretto, quindi
decidiamo di chiamare il passaggio: “Stretto di Magellano”, in onore
del nostro grande Ammiraglio e questa terra : “terra del fuoco” perché,
malgrado la neve e malgrado il fatto di non aver visto anima viva, durante
la notte sulle alture vediamo dei fuochi costellare la montagna.
Durante una convocazione dello stato maggiore è stata presa la decisione
di continuare.
Pochi giorni dopo ci ritroviamo di fronte all’oceano Pacifico e
l’Ammiraglio Magellano decide di continuare verso ovest.
Giulio
Stefanelli, classe2°C
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