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1974 - 2004 |
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Ricordi di scuola di Iva Picco Il primo
giorno nella scuola media è uno dei momenti che ricordo ancora con
molta emozione. Eravamo in tanti e tutti un po’ impauriti: si
entrava a far parte del mondo dei grandi (così mi aveva detto la mamma). Ci riunirono tutti in palestra, le sezioni non
erano ancora state fatte, perché non era stata nominata la professoressa
di lettere. In quella stanzona così grande dove tutto
rimbombava mi sentivo più piccola e più sola di prima. Dopo diversi giorni arrivò la professoressa nuova
che con grande gioia scoprii che era stata la mia maestra in prima
elementare. Finalmente un volto conosciuto: forse la scuola
media non sarà poi così brutta come sembrava! La mia sezione era formata da sole cinque femmine,
non conoscevo quasi nessuno erano tutti volti nuovi, ma ho stretto subito
con loro una forte amicizia ed ho imparato a volergli bene. Quando penso a loro provo sempre tanta simpatia,
perché abbiamo trascorso dei momenti belli e significativi insieme. Non esisteva il tempo pieno, le lezioni duravano
cinque ore tutti i giorni. Per chi voleva o aveva necessità nel pomeriggio
c’era il dopo-scuola, dove si facevano i compiti e materie alternative
con degli insegnanti di sostegno. La scuola era divisa in due edifici distaccati:
uno per coloro che studiavano la lingua francese e uno per quelli, come
me, che studiavano l’inglese. Non era una vera e propria scuola, ma degli
appartamenti in un condominio in piazza della Vittoria, presi in affitto
dal comune ed adibiti ad aule. Soltanto l’ultimo anno l’ho frequentato
nell’attuale scuola: mi sembrava grande e tutto così nuovo ed
emozionante: eravamo tutti insieme, al piano inferiore le sezioni di
francese e al piano superiore quelle di inglese. La mia aula era dove
adesso c’è la stanza d’informatica. Finalmente avevamo una vera palestra grande ed
attrezzata; per quanto riguarda la ginnastica ci dividevano fra maschi e
femmine: avevamo due professori diversi e diversi spogliatoi. Così anche per educazione tecnica: le ragazze
imparavano a fare lavori a maglia, a uncinetto ed altre cose prettamente
femminili, mentre i ragazzi lavoravano con il legno o ad altri progetti più
adatti ai maschi. Una volta tutti insieme abbiamo costruito un
prototipo su legno di una piscina, per poterlo presentare in comune a
Rignano. Non pensavamo che ciò potesse con il tempo
realizzarsi, perché ci sembrava un sogno, un’utopia, però era bello
immaginare come poteva essere e fu bello soprattutto lavorare tutti
insieme: maschi e femmine. Dei professori mi ricordo un po’ di tutti, ma
due in particolare mi sono rimasti impressi: il professor Rusciani di
matematica, che dopo il primo anno partì per fare il servizio civile in
Zambia. Mi sembrava così lontana la Zambia e non riuscivo
a capire bene il perché di questa sua scelta. In terza media arrivò la professoressa Ferroni
che insegna tuttora nella scuola, con lei abbiamo parlato di tanti
argomenti che oltre a prepararci per le scuole superiori ci hanno aiutato
un po’ a crescere. Iva Picco Torna alla prima pagina pagina del giornale
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