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Ricordi di scuola di Iva Picco

Il  primo  giorno nella scuola media è uno dei momenti che ricordo ancora con molta emozione.

Eravamo in tanti e tutti un po’ impauriti: si entrava a far parte del mondo dei grandi (così mi aveva detto la mamma).

Ci riunirono tutti in palestra, le sezioni non erano ancora state fatte, perché non era stata nominata la professoressa di lettere.

In quella stanzona così grande dove tutto rimbombava mi sentivo più piccola e più sola di prima.

Dopo diversi giorni arrivò la professoressa nuova che con grande gioia scoprii che era stata la mia maestra in prima elementare.

Finalmente un volto conosciuto: forse la scuola media non sarà poi così brutta come sembrava!

La mia sezione era formata da sole cinque femmine, non conoscevo quasi nessuno erano tutti volti nuovi, ma ho stretto subito con loro una forte amicizia ed ho imparato a volergli bene.

Quando penso a loro provo sempre tanta simpatia, perché abbiamo trascorso dei momenti belli e significativi insieme.

Non esisteva il tempo pieno, le lezioni duravano cinque ore tutti i giorni.

Per chi voleva o aveva necessità nel pomeriggio c’era il dopo-scuola, dove si facevano i compiti e materie alternative con degli insegnanti di sostegno.

La scuola era divisa in due edifici distaccati: uno per coloro che studiavano la lingua francese e uno per quelli, come me, che studiavano l’inglese.

Non era una vera e propria scuola, ma degli appartamenti in un condominio in piazza della Vittoria, presi in affitto dal comune ed adibiti ad aule.

Soltanto l’ultimo anno l’ho frequentato nell’attuale scuola: mi sembrava grande e tutto così nuovo ed emozionante: eravamo tutti insieme, al piano inferiore le sezioni di francese e al piano superiore quelle di inglese. La mia aula era dove adesso c’è la stanza d’informatica.

Finalmente avevamo una vera palestra grande ed attrezzata; per quanto riguarda la ginnastica ci dividevano fra maschi e femmine: avevamo due professori diversi e diversi spogliatoi.

Così anche per educazione tecnica: le ragazze imparavano a fare lavori a maglia, a uncinetto ed altre cose prettamente femminili, mentre i ragazzi lavoravano con il legno o ad altri progetti più adatti ai maschi.

Una volta tutti insieme abbiamo costruito un prototipo su legno di una piscina, per poterlo presentare in comune a Rignano.

Non pensavamo che ciò potesse con il tempo realizzarsi, perché ci sembrava un sogno, un’utopia, però era bello immaginare come poteva essere e fu bello soprattutto lavorare tutti insieme: maschi e femmine.

Dei professori mi ricordo un po’ di tutti, ma due in particolare mi sono rimasti impressi: il professor Rusciani di matematica, che dopo il primo anno partì per fare il servizio civile in Zambia.

Mi sembrava così lontana la Zambia e non riuscivo a capire bene il perché di questa sua scelta.
Soltanto in seguito ho capito il motivo per il quale ha lasciato tutto: scuola, famiglia, amici per aiutare chi ha bisogno di tutto dal mangiare, alle case alle scuole ai medicinali ecc..

In terza media arrivò la professoressa Ferroni che insegna tuttora nella scuola, con lei abbiamo parlato di tanti argomenti che oltre a prepararci per le scuole superiori ci hanno aiutato un po’ a crescere.

Iva Picco

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