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1974 - 2004 |
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Ricordi di scuola di Franco Focardi Il 1° ottobre del 1964, iniziai il primo anno della Scuola Media a
Rignano. Aperta nel 1961 nei locali di Piazza della Vittoria proprio sopra
al Cinema Bruschi, era una grande novità per un paese che dopo le
elementari non offriva più nulla. L’ingresso (oggi murato) che si
apriva sulla pista dove nelle belle giornate si faceva Educazione fisica,
portava alla segreteria, la sala dei professori/biblioteca (dove mi
infilai prontamente alla scoperta di enciclopedie, volumi illustrati e
dizionari, che in parte già conoscevo perché mio fratello li prendeva in
prestito), sgabuzzini vari e a destra l’aula grande e luminosa, dove mio
fratello aveva terminato il primo ciclo scolastico. Ma io non sarei andato
lì. Quella mattina tutta la mia classe composta per la maggior parte da
ragazzi sconosciuti con in mezzo tre ragazze spaesate (all’inverso,
nell’altra prima c’erano tre ragazzi spaesati in mezzo ad una massa di
ragazze - onore alle classi miste!!), fu condotta in via Garibaldi davanti
ad un corridoio che divideva due palazzi ed attraverso una scala ci
portarono in quella che era la nostra scuola: due stanze di appartamento,
con bagno e sgabuzzino per materiali
(pani di plastilina puzzolente!) ed esperimenti scientifici: gli alunni
del corso dopo di noi bollirono per ore ed ore un coniglio per ricavarne
lo scheletro; accanto una vasta stanza con pavimento di legno (seppi poi
che era proprio sopra alla sala da ballo della Casa del popolo), senza
finestre che fungeva da aula di Applicazioni tecniche e dove fummo
iniziati all’elettromagnetismo ed ai circuiti elettrici. Trovarsi di
colpo da ambienti vasti e luminosi, anche troppo, come quelli delle Scuole
elementari a quelle stanzette… Ma gli anni passarono, con professori motivati e capaci ed altri
assolutamente insignificanti. I compagni erano veramente un’accozzaglia
variopinta, venivano dalle frazioni e molti dalle campagne all’epoca in
piena attività. Ragazzotti che aiutavano i genitori nel lavoro e che
rimanevano indifferenti alle lezioni di epica, grammatica, matematica e
francese, non parliamo di latino dove rimasi da solo con la professoressa.
Più vivaci con le pinze, i chiodi, i pennelli, nelle ore di ginnastica o
durante alcune uscite per visitare vetrerie e fornaci del valdarno. Troppo
insofferenti per quei banchi piccoli e ristretti rispetto ad un corpo
incontrollato per crescita e movimenti. Capitò ad insegnarci matematica
il prof. Borzatti, un paleontologo ricercatore all’università di
Firenze, che ebbe il merito di risvegliare quella ciurmaglia non certo
verso la matematica, che credo sarebbe stata un’impresa impossibile, ma
verso la geologia con lezioni pratiche: pezzi di sassi che noi portavamo e
che lui animava con vivaci spiegazioni, o con gite nelle cave davanti a
strati messi a nudo dagli scavi o lungo il greto dell’Arno completamente
sconvolto dall’alluvione del 1966. Già al secondo anno, fu chiaro, davanti ad una popolazione
scolastica in continuo aumento ed al proposito di attivare il doposcuola
che quegli spazi erano insufficienti. Furono raccapezzate altre stanze nel
palazzo di piazza della Vittoria, su in alto sotto la torretta, affacciate
ad un gran terrazzo coperto e fu messo mano ai lavori di trasformazione
della vecchia falegnameria Bruschi. Finalmente avemmo una grande
sala/palestra con i bagni, e due stanze luminose per Disegno ed
Applicazioni tecniche. Durante la primavera potevamo disegnare
all’aperto nel piazzale lungo e stretto davanti alle aule. Era il 1967,
le ragazze nel loro corso prepararono degli stuzzichini, noi la mostra dei
lavori, e tutti insieme festeggiammo ascoltando a scuola Yesterday e Obladì.
Anche i piccoli paesi stavano cambiando! Una scala portava al piano superiore, che però fu completato l’anno dopo, quando io ero già passato al Liceo a Firenze, e lì davvero tutto stava cambiando. Franco
Focardi Torna alla prima pagina pagina del giornale
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