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Ricordi di scuola
Un
giorno a casa mia è arrivata una telefonata:- Wanda, puoi ricordare un
episodio accaduto negli anni in cui hai insegnato nella Scuola Media di
Rignano? Sai, nel 2004 si festeggiano i 30 anni della sede e vorremmo
pubblicare un giornalino per ricordarli.
Questa in breve le richieste della collega.
E da quel momento nella mia mente si sono affollati i ricordi degli
alunni, dei colleghi, dei bidelli, dei presidi, dei genitori; tutti mi
dicevano qualcosa, mi suggerivano dei pensieri, mi riportavano alla mente
i fatti accaduti in questi 25
anni. Anni lunghi, piacevoli, portatori di esperienze e di una mia
crescita personale.
Penso a tutti gli alunni ai quali ho cercato di dare non solo cultura, ma
soprattutto forza, entusiasmo, rispetto verso gli altri, amore per lo
studio e per il lavoro, affinchè potessero divenire persone capaci di
affrontare la vita e le sue difficoltà. Per ottenere questo cercavo di
essere per loro un esempio, impegnandomi al massimo in prima persona in
tutte le cose che facevo e rispettando i tempi e le promesse fatte. Ci sarò
riuscita? Lo spero.
Ricordo i Colleghi: ne ho conosciuto tanti in questi lunghi anni. Certo i
primi che ho incontrato non li posso dimenticare, perché mi hanno accolto
con simpatia, sono stati molto disponibili verso di me, ultima arrivata,
non toscana, con l’ accento sardo che mi accompagna ancora oggi e che
faceva restare perplessi i miei giovani alunni, quando mi sentivano
pronunciare la - o -, la - e - strette.
Quando ho lasciato la Scuola alcuni di questi colleghi insegnavano ancora.
I Bidelli, voglio nominarli tutti, perché, secondo me, quelli che oggi
vengono chiamati ausiliari, sono persone importanti per il funzionamento
di una scuola: Ferruccio, Paola, Quercioli, Rita, Marisa, Giuliana,
Adriana e poi Franca, Katiuscia, Carla, Antimo, gentili, disponibili, che
entravano nelle classi quasi in punta di piedi, che si preoccupavano degli
alunni, di noi professori, dei nostri figli. E mi aiutavano in tanti modi:
magari se andavano alla posta imbucavano una lettera per me o, se uscivo
tardi mi compravano il pane. Li ho tutti nel cuore.
I Presidi: Quando sono arrivata a Rignano, il Preside era Dario Stoppioni,
che mi ha assegnato la sezione A, nella quale sono poi rimasta sino
all’ultimo. A quei tempi era frequentata soprattutto dai ragazzi delle
frazioni: Volognano, S. Ellero, Riscaggio, Palazzolo, Troghi, San Donato.
Il Preside solitamente stava nella sua stanza, ma all’ora della
ricreazione lo vedevamo sempre in giro nei corridoi a controllare e
richiamare, se necessario, gli studenti, che conosceva bene e di cui si
preoccupava sempre.
Ho avuto con lui un rapporto corretto, anche se a volte avrei desiderato
dei cambiamenti, ma mi rispondeva che con un nuovo preside i cambiamenti
ci sarebbero stati, anche troppi! E aveva ragione!
Dopo di lui è arrivato Gabriele Olmi, un giovane Preside e la Scuola, il
modo di insegnare, di formare le classi, lo stesso orario, sono mutati.
Mutamenti notevoli, che hanno portato nella Scuola Media di Rignano tutte
le novità che il ministero della P. I. via via progettava. Quando ho
lasciato la Scuola l’insegnamento non era più quello degli anni
Settanta. Quanti ricordi!
Sì, ma un fatto particolare? Eccolo!
Erano gli anni Ottanta ed avevo una classe con due alunni aiutati
da due diversi insegnanti di Sostegno. Era questa una classe speciale
(come d’altronde tutte le classi in cui ho insegnato): molto unita,
disponibile, volenterosa. Vicino alla cattedra c’era il banco di Filippo
che la mattina arrivava in aula puntuale ed ordinato, apriva lo zaino e
metteva sotto il banco la sua merenda: un panino con la mortadella. Ed io
durante la lezione ero stuzzicata da quel profumo….Una vera tentazione!
Un giorno, mentre svolgevo la lezione e nella classe c’era silenzio,
sentimmo bussare alla porta. Dissi –Avanti-, la porta si aprì ed il
Preside Stoppioni accompagnò dentro l’Ispettore Milazzo, conosciuto e
temuto in tutta la provincia e andò via. L’Ispettore si sedette e mi
invitò a continuare la lezione. La svolsi senza troppi patemi d’animo,
anche perché in Sardegna, dove avevo insegnato prima di arrivare a
Rignano, la Preside veniva spesso in classe per controllare quello che
facevo e poi si metteva lei a fare lezione. Era un modo per me di
imparare, di migliorare.
L’Ispettore Milazzo, quando finii la lezione, iniziò ad interrogare i
ragazzi, fece loro le domande più svariate e Gabriele, Emiliano, Lara,
Silvia, Francesca, Katia, Matteo e lo stesso Filippo risposero
disinvoltamente e ogni tanto mi guardavano, sembravano dirmi: -Stia
tranquilla, professoressa, non le faremo fare una brutta figura!-
Dopo più di un’ora l’Ispettore decise di lasciarci e vi assicuro che
i ragazzi ed io ci sentimmo molto sollevati! Quando all’ora di
ricreazione uscimmo dall’aula, i bidelli, i colleghi, lo stesso Preside
ci vennero incontro per sapere come era andata, cosa aveva detto e fatto
l’Ispettore, cosa avevamo detto e fatto noi in classe. Ma era andato
tutto bene, non ci furono richiami per me, la classe aveva fatto una bella
figura e così la Scuola. Ed io ancora oggi devo dire Grazie non solo a
questi miei alunni, ma a tutti quelli che ho avuto dal 1977 al 2002.
Forse qualcuno penserà che ho raccontato una storia, perché oggi queste
figure di ispettori non esistono più, oggi la scuola è fondamentalmente
mutata. Ma vi assicuro, è andata proprio così.
Wanda Cacciapuoti Frallicciardi
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