2003 - 2004

  Speciale Omaggio alla "G. Papini"
 

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Speciale:
Omaggio alla
"G. Papini"


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Ero con Oriana Fallaci a Capo Kennedy in attesa che partisse il razzo Apollo 11

 

Era il 16 luglio del 1969, quel giorno alle 9:32, il razzo Apollo 11 sarebbe partito per la luna.
A bordo dell' Apollo 11 si sarebbero trovati Neil Amstrong, Buzz Adrin e Mike Collins.

Il razzo sarebbe partito, ma non sarebbe allunato: un' altra navicella , il Lem, sarebbe stata sganciata dall' Apollo 11 sulla luna, mentre il razzo avrebbe continuato a girare. Sul Lem ci sarebbero stati Neill e Buzz, mentre sul razzo sarebbe rimasto rimasto Mike.
Il Lem si sarebbe poi riagganciato al razzo, il quale, se così fosse stato, sarebbe tornato indietro

Neil Armstrong

Era una notte calda, come tutte le notti d' estate in Florida. La luna era piena, bianca, bianchissima, senza nemmeno una nuvola intorno.
Una fila di persone da tutto il mondo aspettava il grande evento.
Io ero uno dei quattro giornalisti autorizzati ad interrogare i tre astronauti. Con me era partita la mia collega di lavoro: la giornalista Oriana Fallacci.
Purtroppo lei non aveva avuto l' opportunità di interrogare Neil, Buzz e Mike, ma mi passava dei bigliettini con delle domande, mi suggeriva di chiedere, ad esempio:
-Avete paura?-
Queste domande forse non interessavano nessuno, ma avendo un debole per lei, avevo accettato di farle.
Le domande che veramente interessavano la gente erano quelle che riguardavano la partenza del razzo, quanto carburante serviva, come mangiavano gli astronauti, come sarebbero riusciti a comunicare col nostro pianeta.

  Certo che io non me la sarei sentita di partire per la luna, una operazione, che prima di quel momento, non era mai riuscita all' essere umano, in più non era nemmeno sicuro che l' operazione sarebbe stata portata a termine.
Non sarei riuscito a dormire, al pensiero di partire per un' altro pianeta: e se il Lem non sarebbe riuscito a riagganciarsi all' Apollo 11?
I due astronauti, sarebbero rimasti senza ossigeno e sarebbero morti. E l' astronauta sull' Apollo, cosa avrebbe fatto? Avrebbe aspettato per giorni e giorni o sarebbe tornato, da solo, sulla terra, con quella brutta notizia?
Tornando a noi, mi recai, insieme ad Oriana, nel posto in cui i tre astronauti dormivano.
Avevano già la tuta addosso, camminavano a fatica, ed Oriana gli urlò: -Buona fortuna, arrivederci tra una settimana!- Ma non credo che loro abbiano sentito.
Salirono a bordo di un camion bianco, come quello che porta il latte alle case, tutte le mattine.
Li seguimmo a piedi fino al razzo.
Ero molto preoccupato, non riuscivo nemmeno a rendermi conto del perchè lo ero, forse per paura degli incidenti, forse ero solo eccitato e nervoso per il grande evento.Ma era una situazione preoccupante ed allo stesso momento emozionante.
I minuti cominciarono a scorrere velocemnte, tutte le persone guardavano meravigliati ed eccitati, come quando un calciatore, sta per tirare in porta e fare goal.

Ed ecco il momento tanto atteso: meno dieci...... meno nove..... meno otto.....meno sette......meno sei.....meno cinque....meno quattro.....meno tre.....meno due.......meno uno...... Let' s go!!
Tutti gridavano: Vai! vai ! vai ! vai! vai! vai!Tutti piangevano, sorridendo, forse era un pianto di gioia, forse no.
Una cortina di fumo si alzò, producendo un rumore assordante, che rompeva i timpani, ma il razzo non si alzava, produceva rumore, ma non si alzava. 

Un guasto, pensavo, ma ecco che incominciò a salire lentamente come se, non ci riuscisse ad un certo punto si riabbasso.Tutta la gente abbasso il sorriso, qualcosa non funzionava. Poi .... il razzo cominciò a partire, sempre più velocemente e saliva... e saliva.... e saliva e guadagnava sempre più velocità, diventò sempre più piccolo fino a non essere più visibile, lasciandosi dietro un assordante rumore, come cento aerei da guerra che partono contemporaneamente.Fino a che ....... il boato cessò: era un addio, o un arrivederci, chi lo sa?
 Incrociammo le dita pensando: "speriamo bene".
Col cuore mi sentivo insieme a loro, nello spazio, lontano milioni di chilometri, con l' orgoglio di compiere un' impresa mai riuscita all' uomo, ma anche con la paura di fallire, di non riuscire nella missione: era una sfida contro la luna, l' irraggiungibile luna.

Younes Elhasnaoui, classe 2°C

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